Marco Croatti e la Flottilla per Gaza: Le nostre vele gonfie grazie alla sollevazione popolare.

Il Senatore M5S racconta la sua esperienza sulle barche cariche di aiuti umanitari assalite dall'esercito israeliano. Una guerra atroce, il tentativo di disumanizzazione delle vittime, il servilismo del governo italiano e degli altri europei, il ritorno al colonialismo. L'importanza dei movimenti.

Marco Croatti e la Flottilla per Gaza: Le nostre vele gonfie grazie alla sollevazione popolare.
Il Senatore Marco Croatti
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2 Luglio 2026 - 17.38


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di Giuliano Santoboni

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Quando Marco Croatti parla della Flottilla, lo fa con quella calma intensa di chi ha vissuto in prima persona quell’esperienza che ha cercato fortemente e mai dimenticherà. Fascino, condivisione, paura, sogno e storia si fondono per cercare di dare sostanza e nome ad un avventura che allarga i propri orizzonti. Senatore del Movimento 5 Stelle, classe 1972, riminese, una vita iniziata nella grafica pubblicitaria e poi virata verso l’impegno civile, Croatti a settembre del 2025, ha deciso di unirsi alla prima Global Sumud Flotilla, la missione internazionale che ha tentato di portare aiuti umanitari a Gaza andando incontro ai prevedibili atti di pirateria da parte dell’esercito israeliano in acque internazionali. Mai sanzionati da nessuno.

Mentre il tutto il mondo esplodevano i colori delle iniziative a sostegno delle imbarcazioni, gli organizzatori annunciavano la partenza della seconda flottiglia per la primavera 2026, conuna mobilitazione ancora più ampia grazie alla risonanza mediatica del primo esperimento.

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Questa intervista nasce proprio da qui, il racconto diretto di un uomo che ha attraversato il Mediterraneo per assecondare un impeto umano, un gesto politico del quale c’è gran bisogno nel mondo.

GS: Siamo cresciuti con il mito dell’ONU, della Corte Penale Internazionale, organismi che potrebbero avere il potere di stabilire pace e giustizia, voci super partes che dovrebbero dare la convinzione che neanche i superpotenti della Terra possono sentirsi al di sopra della giustizia.

Negli ultimi anni tutto questo sta crollando, le risoluzioni dell’ONU sono inascoltate e spesso inutili, il ruolo dei caschi blu viene relegato a meri operatori di presidio generalizzato, e le sentenze della CPI vengono emesse con la certezza che nessuno andrà ad eseguire un arresto di personaggi condannati come Benjamin Netanyahu o peggio ancora come la vicenda Almasri. È ancora attuale avere fiducia nelle istituzioni internazionali?

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MC: Viviamo tempi bui in cui sembra sempre più prevalere la legge del più forte. La legge delle armi, della prevaricazione e della violenza. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Dobbiamo batterci per restituire forza e credibilità al diritto internazionale, calpestato dai doppi standard e dall’ipocrisia di quei paesi che ogni giorno sbandierano i cosiddetti ‘valori occidentali. Sempre più cittadini si chiedono quali siano oggi quei valori: il denaro, il neocolonialismo, il suprematismo?

Ricordiamo tutti il ministro Tajani affermare che ‘il diritto internazionale vale fino ad un certo punto’, direi una bella ammissione. Ma senza il faro rappresentato da un diritto internazionale credibile il futuro è spaventoso.

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GS: L’esperienza della Flottilla ha permesso di concentrare l’attenzione internazionale su un tema immerso, che va ben oltre la “semplice” guerra, ma si parla di invasione, deportazione, genocidio annullamento del concetto di essere umano e dei suoi diritti. Non è stato quindi un semplice tentativo di consegna di aiuti umanitari, ma di un atto politico forte. L’avete vissuto così?

MC: Il nostro viaggio, con piccole barche cariche di aiuti umanitari, voleva accendere una luce sulla tragedia di Gaza e aprire un corridoio umanitario permanente ma è diventato, giorno dopo giorno, qualcosa di straordinariamente più potente che ha coinvolto le milioni di persone in tutto il mondo che non si sentivano rappresentate dal silenzio e dalla complicità dei loro governi. Le nostre vele erano spinte dalle loro voci e dalla loro rabbia.

GS: A proposito di questo, il governo italiano vi ha chiesto di consegnare a loro gli aiuti umanitari così da farli recapitare a Gaza in sicurezza senza la necessità di mettervi in mare. Ma gli aiuti del governo arrivano davvero?

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MC: Innanzitutto una considerazione. Il governo italiano in quelle convulse settimane ha lanciato appelli continui a noi che non avevamo intenzione di violare regole o trattati ma nessun appello agli israeliani che continuavano ad attaccare le nostre barche in acque internazionali. In merito agli aiuti la risposta è no: gli aiuti umanitari transitano dai valichi con il contagocce mentre migliaia di camion rimangono fermi. Molte merci importanti per i bambini e i malati non transitano per nulla. Inchieste giornalistiche e report di ONG hanno evidenziato che la consegna degli aiuti tramite Food for Gaza, l’iniziativa tramite cui agisce il governo italiano, è bloccata o fortemente rallentata.

GS: Una curiosità, quando hanno bloccato le due flottille, gli aiuti presenti nelle vostre barche che fine hanno fatto?

MC: Gli aiuti umanitari a bordo sono stati confiscati dall’IDF insieme alle imbarcazioni. Non sappiamo altro.

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La maggior parte degli aiuti raccolti invece tenta di raggiungere Gaza con camion e ambulanze secondo un distribution plan di Music for Peace che però continua a incontrare criticità per le difficoltà poste da Israele.

GS: Da mesi per avere notizie su quello che succede a Gaza ed in Palestina bisogna andarsele a cercare. E anche bene. Non perché non succeda nulla di rilevante, al contrario, ma perché nella consueta dose di terrore e disumanità, sono entrati in somministrazione terribili altri scenari di guerra come l’Iran, il conflitto russo – ucraino, il Libano e lo stretto di Hormuz. Sembra che l’obiettivo sia quello di farci abituare alla guerra, non trovi?

MC: Sono d’accordo. Normalizzare la guerra, disumanizzare le vittime, spingere su un’economia di guerra sono gli obiettivi che sembrano prefiggersi la maggior parte dei paesi occidentali, a partire dalla UE. Non possiamo accettarlo e non possiamo rimanere in silenzio, dobbiamo batterci contro questa visione.

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GS: Le sollevazioni di indignazione in tutto il mondo per quello che è successo a Gaza hanno avuto effetti tangibili sull’evoluzione della guerra? Quanto è importante non abbassare l’attenzione su questa condizione disumana?

MC: La straordinaria pressione esercitata dai cittadini, dai giovani, dalle piazze, hanno fatto cadere molte maschere, evidenziato complicità e costretto molti governi a esporsi mentre avrebbero preferito continuare a fingere di non vedere. Come il nostro governo.

L’iniziativa Global Sumud Caravan a Tivoli il 28 Settembre scorso

Le proteste in tutto il mondo hanno portato alla tregua a Gaza e spaventato la coalizione Epstein; naturalmente USA e Israele non hanno desistito dalle loro politiche suprematiste e hanno cambiato solo modalità ma i risultati ottenuti dalla sollevazione popolare sono una grande luce di speranza per il futuro.

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GS: Differenza tra le due flottiglie, nella prima spedizione dove c’eri anche tu, IDF una volta catturati tutti, ha mostrato i muscoli ma non la cattiveria e il delirio di onnipotenza. Ci hanno tenuto infatti a farvi fare una dichiarazione che stavate bene, e poi come dicevi tu stavate bene davvero. Con la seconda spedizione invece il cambio di posizionamento e strategia comunicativa sono stati stravolti, dimostrando un volto atroce, crudele e intimidatorio con i volontari. Come ti spieghi questo cambio di atteggiamento?

MC: La Flotilla e la mobilitazione in tutto il mondo li ha spaventati. La prima spedizione, quella a cui ho partecipato io, ha visto crescere giorno dopo giorno la sua forza mediatica ed è diventata un fenomeno globale enorme. Con la seconda hanno agito con maggiore ferocia bloccando subito le barche molto lontano da Gaza e dando una dura lezione ai volontari picchiandoli, torturandoli e umiliandoli a favore di telecamere. Una vergogna intollerabile. Il messaggio di Israele è stato chiaro, minaccioso e sinistro: se qualcuno proverà ancora a farlo sa cosa lo attenderà.

GS: Parliamo dei governi occidentali. Hai definito le esternazioni del Ministro Tajani come “timidi pigolii” contro le angherie di Netanyahu e Ben Gvir, solo per citare i nomi più noti. Che fine hanno fatto tutte le presunte minacce e richieste di giustizia da parte del governo italiano?

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MC:In uno dei miei ultimi interventi ho proprio chiesto questo ai patrioti di governo della destra: le scuse sono arrivate?

È una domanda retorica ovviamente perché ai servi non si devono risposte. E il governo italiano verso Israele è sempre stato questo: servile e complice.

GS: E il Board of Piace di Trump, i fondi raccolti, la ricostruzione di Gaza per farne un resort? Ci stanno ancora lavorando o è stato l’ennesimo momento di autocelebrazione del Presidente americano?

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MC: Da quello che abbiamo capito nessuno degli avvoltoi che ne fanno parte avrebbe ancora messo un soldo nel Board of Peace. È un tavolo neocolonialista ed è intollerabile che l’Italia ci si sieda. Vedremo cosa succederà in futuro, di certo nulla di buono.

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