Dalla memoria civile all’orrore giudiziario, passando per la lingua digitale: le nuove uscite in libreria

Tutte le novità negli scaffali tra romanzi, saggi e reportage.

Dalla memoria civile all’orrore giudiziario, passando per la lingua digitale: le nuove uscite in libreria
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22 Febbraio 2026 - 19.44 Culture


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La memoria storica come esercizio civile, la lingua che cambia insieme alla tecnologia, le ferite profonde della violenza e le domande filosofiche dell’infanzia. Le novità in libreria disegnano un panorama ricco e articolato, capace di tenere insieme passato e presente, cronaca e immaginazione, riflessione pubblica e intimità.

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“Sentieri partigiani”, con Einaudi: lo scrittore Paolo Malaguti propone un viaggio intimo nei luoghi della Resistenza italiana. Un racconto che intreccia la riflessione sulla storia con l’attualità, mostrando come la Resistenza sia un fenomeno che ha portato valori di democrazia.

Nel libro Malaguti include anche i vari territori della penisola dove i partigiani hanno combattuto, come il Monte Grappa e i Viali dell’Impiccagione a Bassano del Grappa, per poi compiere un tragitto che dalla montagna scende in pianura fino a Milano e Piazzale Loreto. Un viaggio che racconta i monumenti invisibili, le lapidi dimenticate, le contraddizioni dei simboli e dei linguaggi legati alla Resistenza.

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“L’altro Garibaldi” di Virman Cosenza, sugli scaffali con Mondadori, mostra l’altro volto di Giuseppe Garibaldi, quello lontano dalle imprese epiche, ponendo lo sguardo sulla sua vita quotidiana. Dai campi di battaglia a Caprera, il luogo che Garibaldi scelse come centro operativo del suo pensiero. Il generale, proprio a Caprera, realizza un’azienda agricola, importa macchinari all’avanguardia, costruisce un mulino tra i più innovativi dell’epoca, semina, coltiva e impianta viti. Si circonda di un esercito fatto di bestiame e fonda la Società Reale per la Protezione degli Animali. Descrive le sue giornate nei diari agricoli, documenti che rivelano un Garibaldi contadino, imprenditore e allevatore: il generale annotava la temperatura delle giornate, i venti, la pressione atmosferica e la fioritura stagionale. E, in un’ultima colonna, gli eventi che segnano la storia: la visita di un emissario di Vittorio Emanuele o lo sbarco dell’anarchico Bakunin. Questo libro fa emergere una figura lontana dagli stereotipi, mostrando il lato più autentico di Garibaldi: un uomo passionale e visionario, con la testa già rivolta al secolo successivo.

Adelphi manda in libreria “Tripla eco” dello scrittore inglese Herbert Ernest Bates. Siamo nella campagna inglese negli anni della Seconda guerra mondiale: il marito della protagonista è prigioniero dei giapponesi. La donna conduce un’esistenza selvaggia e solitaria, fino a quando un giovane soldato ribelle alla vita militare rompe la sua solitudine. Quando il ragazzo decide di disertare, lei lo asseconda e non esita a travestirlo in modo da farlo passare per sua sorella. La relazione sembra reggere fino a quando un brutale sergente della polizia militare non si invaghisce della “sorella”: tutto rimane ambiguo fino all’ultimo, prima di convergere in un esito beffardo dettato dalla sorte.

In libreria con Il Mulino arriva “Alfabit” del linguista Giuseppe Antonelli. Un saggio che ripercorre come è cambiato l’italiano dall’invio dei primi SMS fino al dialogo con l’intelligenza artificiale. “Alfabit” mostra il legame fra l’evoluzione dell’italiano e i nuovi media tecnologici: i nuovi codici di comunicazione hanno via via ridotto la distanza tra scritto e parlato, favorendo l’affermarsi di una diffusa informalità. Questo porta a una lingua ispirata ai tempi dell’interazione simultanea, fatta di rapidità e immediatezza, improntata alla spontaneità. Antonelli ripercorre le diverse fasi che hanno portato a questo mutamento: dall’italiano digitale degli SMS e delle e-mail, all’italiano dei social, fino al dialogo con ChatGPT, in una storia che attraversa la nostra lingua.

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È in libreria con Rizzoli “Un inno alla vita” di Gisèle Pelicot. Si tratta della storia straordinaria di un’eroina dei nostri tempi, fatta di compassione e coraggio. Un giorno di novembre del 2020, Gisèle Pelicot viene convocata al commissariato locale: è lì che la vita, per come l’ha conosciuta fino a quel momento, finisce. Due mesi prima, suo marito Dominique Pelicot era stato fermato al supermercato mentre filmava sotto le gonne di tre donne, ma nel suo computer viene trovata la prova sconvolgente di ben altro crimine: per quasi un decennio Dominique l’ha drogata in segreto, l’ha stuprata e ha invitato decine di sconosciuti a casa loro per abusare di lei.

Quattro anni dopo, lui e altri cinquanta uomini vengono messi sotto accusa e la coraggiosa decisione di Gisèle di rinunciare all’anonimato, tenere il processo a porte aperte e davanti ai media fa il giro del mondo. “La vergogna deve cambiare lato”, dichiara, e le sue parole si fanno grido di battaglia per trasformare radicalmente il sentimento pubblico e la legislazione intorno ai casi di violenza sessuale.

In “Un inno alla vita”, Gisèle Pelicot si racconta per la prima volta con onestà e grazia disarmanti; ripercorre l’infanzia difficile, il primo amore, la carriera, la maternità e poi l’ultimo decennio del suo matrimonio, gli abusi nascosti e infine il processo di guarigione emotiva che ne è seguito. È la testimonianza di una vita ordinaria che, di fronte alla catastrofe, si fa straordinaria e, con il suo esempio, cambia il mondo.

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“Umberto” di Roberto Cotroneo, pubblicato da La Nave di Teseo, è il libro che ci fa capire chi era Umberto Eco. Cotroneo è tra le persone che sono state più vicine a Eco: entrambi di Alessandria, editorialisti dell’“Espresso”, uno maestro e l’altro allievo. Tra loro c’è sempre stato uno scambio continuo e, grazie a questo rapporto vicino ma anche distante, si crea un ritratto inedito che al tempo stesso mantiene rispetto verso quello che consideriamo il più celebre autore e intellettuale italiano. Per questo il libro è un testo originale, fatto di piccoli dettagli che permettono di entrare nella mente di Eco: una dichiarazione di stima e amicizia che sarebbe piaciuta a Eco che, come dice Cotroneo, “l’unico libro possibile su di te, Umberto, è un libro di frammenti”.

“L’idiota di famiglia” di Dario Ferrari è sugli scaffali con Sellerio. Il libro racconta la storia di Igor e del rapporto con il padre, a partire dal suo lavoro di traduttore americanista, che Herr Professor, russofilo, vetero-comunista, soprannominato così per il suo rigore intransigente, ha sempre disprezzato. Per fortuna, però, padre e figlio vivono in città diverse e le occasioni di scontro sono ridotte al minimo.

Le giornate di Igor si somigliano un po’ tutte, tra le piccole frustrazioni del traduttore e una certa insofferenza per la nuova piega che ha preso la vita della compagna Marta, recentemente reinventatasi intellettuale femminista. Almeno finché non è chiamato a fronteggiare una crisi più urgente: un messaggio della sorella Ester lo informa che la salute del padre sta peggiorando e che la demenza senile avanza implacabile. Igor, tornato a Viareggio, si trova suo malgrado ad affrontare una crisi familiare che lo costringerà a rimettere insieme i brandelli di due vite, la propria e quella di Herr.

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“L’idiota di famiglia” è un romanzo multiforme, dove il personale diventa collettivo e la vicenda individuale si fa storia di un intero secolo. Dalla caduta del Muro di Berlino alla discesa in campo di Berlusconi e poi indietro, fino alle leggendarie Tre Giornate del 1920, quando si sognò di fare il socialismo in Versilia: la vita e le ossessioni di Herr si elevano a rappresentazione del Novecento, con i grandi sogni e le delusioni più amare. E poi, accanto alla politica, si erge la letteratura con i suoi giganti, Dostoevskij e Cervantes, forse l’unica forza in grado di resistere al decadimento e di trasformare nel profondo la realtà.

Con sarcasmo e tenerezza, tra pagine comiche e passaggi commoventi, Ferrari affronta il rapporto tra padri e figli, le incomprensioni, i conflitti e gli affetti, osservandoli nel momento più difficile: quello in cui i ruoli si capovolgono. E per farlo ci trascina nelle esilaranti storture del mondo culturale, raccontando il disagio di una generazione un po’ sgangherata in un romanzo stratificato che è, al tempo stesso, satira, romanzo politico e ritratto familiare.

“Il sogno del gigante” del premio Nobel per la Letteratura Jon Fosse, in libreria con Iperborea. È il racconto di un bambino, Kristoffer, che quando va a letto rimane sveglio a pensare alle grandi domande a cui non possiamo dare risposta e che lo terrorizzano. Kristoffer chiama il padre e, in un dialogo filosofico e poetico, affronta insieme a lui le grandi domande a cui non possiamo dare una risposta se non con l’immaginazione.

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Il giornalista Rai Federico Zatti scrive per Piemme “Il disegno. La mappa che riscrive il caso Moro”. “È stato scritto di tutto sul caso Moro. Una vita intera, afferma, non basterebbe per leggere la mole di documenti che si sono accumulati negli anni tra indagini, atti giudiziari e sentenze, o per seguire l’incessante pubblicazione di nuovi saggi, scritti complottisti e autobiografie. Per avere l’ardire di aggiungere qualcosa di originale bisogna imbattersi in un elemento nuovo. È ciò che è accaduto a me quando ho visto il disegno diventato l’oggetto di questa inchiesta: un documento autentico che sembra indicare il luogo della detenzione di Aldo Moro e può cambiare radicalmente ciò che sappiamo della sua prigionia”.

Un libro che riscrive l’“affare Moro” e che getta una nuova luce su un episodio che ha cambiato per sempre il corso della storia, non solo politica, del nostro Paese. Una rivelazione che farà molto discutere per le implicazioni della scoperta.

Che si tratti di rileggere la storia nazionale, di affrontare traumi personali che si trasformano in battaglie civili, di interrogarsi sul destino della lingua o di dare voce alle paure più profonde dell’infanzia, questi libri mostrano come la letteratura resti uno spazio privilegiato per elaborare il reale. Un luogo in cui il passato non è mai solo passato, il presente chiede di essere interpretato e il futuro, almeno per un momento, può ancora essere immaginato.

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