Se mendicare è indecoroso

Qualcuno dovrebbe sottolineare alle amministrazioni di destra che decidere di non voler vedere qualcosa, indossare i paraocchi, non cambia lo stato delle cose. C'è chi sceglie la cecità e ne è pure contento.

Se mendicare è indecoroso
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Agostino Forgione Modifica articolo

11 Maggio 2026 - 13.29 Culture


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Quella per il decoro urbano è una lotta combattuta strenuamente da molte amministrazioni comunali, inclusa quella della città in cui domicilio, Siena. Ed è un bene, laddove per decoro si intende, cito anche questa il vocabolario Treccani, una forma di “dignità nell’aspetto, nei modi e nell’agire […]”. Il punto è che sotto tale ombrello ricade quello che, secondo la propria discrezione e sensibilità, le varie correnti politiche ritengono per l’appunto essere “degno” o “indegno”.

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Lungi da me voler stilare una lista gaberiana di cosa sia decoroso o meno, me ne lavo le mani, c’è però una constatazione che mi sento di esprimere in tutta la sua brutalità: per la destra mendicare no, proprio non lo è. È un tema su cui ho sempre riflettuto ma che, nell’ultima settimana, mi si è riproposto osservando la scena di un mendicante mandato via dalla Polizia Locale. Una figura del centro quasi fissa: inginocchiato sempre nello stesso punto, con la testa china, immobile, non incrocia neppure lo sguardo dei passanti. Rimane lì, muto, aspettando che qualcuno gli lasci una moneta. Ogni tanto un’anima pia gli porta un panino o gli chiede se abbia bisogno di qualcosa, la sua è una presenza ben nota.

Eppure l’amministrazione comunale ha deciso che no, lui e tanti altri non sono graditi. Le mura della città sono disposte ad accogliere solo chi spende, non chi chiede un caffè. Gli accattoni sono sgradevoli, deturpano le vie del commercio, stonano con le vetrine sfavillanti che incitano a comprare e consumare. Ma soprattutto turbano chi ci passa accanto. Turbano anche me, a dirla tutta. E lo fanno per una ragione che, per quanto semplice, è estremamente difficile da riconoscere: ci ricordano quanto siamo fortunati ad avere un tetto sulla testa e a non versare in condizioni di indigenza. Perché, al di là delle proprie scelte che ovviamente delineano il nostro futuro, la vita riserva pure una buona dose di alea. Nascere in una culla anziché in un’altra traccia già un solco da cui è possibile deviare, certo, ma in cui siamo inscritti.

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Ecco, credo che quanto turbi realmente la gente non sia dare un euro a un senzatetto, ne sprechiamo così tanti, bensì dover riconoscere la propria condizione di privilegio. Vedere un mendicante che ci porge la mano ce lo rammenta senza alcun eufemismo, senza alcun filtro o edulcorazione, e ciò non piace a nessuno. Non piace ai proprietari immobiliari che vivono di rendita, a chi può contare su un discreto patrimonio familiare alle spalle e a tutti coloro che godono della propria fortuna ma odiano ammetterlo esplicitamente.

E dunque la soluzione adottata, talvolta, è quella più immediata: mandare fuori dal centro i senzatetto. Facciano quello che vogliono, basta siano lontano dallo sguardo di turisti e passeggiatori. Per il resto che dio li aiuti. La cecità, molto più spesso di quanto sia possibile credere, è una condizione a cui decidiamo di sottostare scientemente.  

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