Stefano Vicari torna con "Diversamente intelligenti"

Dopo il grande successo ottenuto dal volume "Adolescenti interrotti", pubblicato nel marzo del 2025, il professore si interroga su situazioni talvolta difficili da interpretare, mostrando come condizioni quali autismo, ADHD, dislessia o plusdotazione possano influenzare la percezione, l'apprendimento e le relazioni.

Stefano Vicari torna con "Diversamente intelligenti"
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14 Giugno 2026 - 16.47 Culture


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Non un semplice libro, ma una vera e propria “bussola” per provare ad orientarsi nel complesso mondo della neurodivergenza. E’ appena uscito in libreria “Diversamente intelligenti. Vivere la neurodivergenza in un mondo omologato“, il nuovo volume firmato da Stefano Vicari – Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile alla Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Dirigente dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’IRCCS all’ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (sempre nella Capitale) – che racconta come funziona un cervello che non “segue” le vie convenzionali.

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Già autore di libri molto apprezzati dal pubblico come “Uno solo, ben fatto. Leggere tra le righe l’autolesionismo”, “I disturbi del linguaggio in età evolutiva. Caratteristiche, diagnosi e trattamento” e “Bambini autonomi, adolescenti sicuri. Crescere i nostri figli nel benessere mentale“, in questo testo Vicari prova a fare ordine in un dibattito sempre più confuso e affollato come quello relativo al concetto di neurodivergenza, che sta ormai spopolando da diversi anni sia nel campo psichiatrico che in quello dell’analisi dei comportamenti degli esseri umani.

A margine di un’intervista concessa ai microfoni dell’AGI il Professore ha affermato: “Essere neurodivergenti vuol dire essere diversi dalla media della popolazione generale. Chi si riconosce neurodivergente, invece, affronta il mondo, reagisce agli stimoli, percepisce le emozioni e mette in atto comportamenti che possono risultare, alla media delle persone, bizzarri, strani, persino incomprensibili”.

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E ha continuato Vicari: “Mi capita spesso che le persone vengano da me e mi dicano: ‘Sono un po’ autistico’, ‘Ho scoperto di essere ADHD’. C’è un fiorire di autodiagnosi che sottolinea una necessità di definirsi, ma che può nascondere l’insidia di qualche possibile errore”.

E ha aggiunto ancora il Professore: “C’è il rischio di banalizzare l’autismo e l’ADHD quando diventano un disturbo vero e proprio, perché l’autismo poi è una malattia”.

Uno dei capitoli principali del volume tratta in profondità il tema dell’apparentemente crescente presenza di ADHD , il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività, nei bambini. A tal proposito il pensiero di Vicari è il seguente: “Non credo ci sia un’overdiagnosi. Oggi siamo più bravi che in passato a fare diagnosi e a intercettare la sofferenza. Il rischio dell’autodiagnosi è identificarsi in un elenco di sintomi senza spirito critico”.

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L’autore afferma che ha deciso di scrivere questo libro perchè si sentiva in dovere di provare a dare una mano ai genitori, ai quali egli consiglia nient’altro che di seguire un criterio semplice: “valutare se quella stranezza del proprio figlio limita la qualità di vita oppure no. In psichiatria infantile non esistono esami oggettivi. Il principio fondamentale è la disfunzionalità, cioè quando un comportamento impatta sulla qualità di vita”.

Un altro dei temi centrali del saggio è quello del camouflage, il mascheramento. Rispetto a questo comportamento di difesa Vicari la pensa così: “Lo vediamo spesso nelle ragazze con elementi di autismo: non avrebbero voglia di fare molta vita di relazione, ma sanno che altrimenti verrebbero considerate sfigate”.

E sottolinea ancora il Professore: “Allora si mascherano: capiscono che di fronte a certe battute devono ridere, che per essere considerate devono essere brillanti, andare in discoteca anche se i rumori forti danno fastidio. È come stare in una relazione di coppia senza essere più innamorati. Devi sorridere, far finta, ma vorresti essere altrove. Questo è stress, e può produrre ansia o depressione”.

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Tuttavia, la neurodivergenza non è solamente una cosa negativa, ma può invece anche divenire un punto di forza se “accettata” e soprattutto “trattata” nella maniera giusta. In conclusione Vicari sottolinea: “Una persona autistica molto brillante, messa in un contesto adatto, rende molto di più. Se invece costringiamo tutti a vivere secondo schemi omologati, molti non ce la fanno”.

E conclude il Professore: “Abbiamo grandi espressioni artistiche e scientifiche nate da funzionamenti diversi, ma se valutiamo un bambino solo per quanto sta seduto otto ore sul banco, senza considerare le sue capacità, lo penalizziamo fortemente”.

Insomma, questo nuovo libro di Stefano Vicari rappresenta a 360 gradi l’estrema situazione di disagio che stanno vivendo i giovani in tutto il mondo, con l’augurio che quanto prima possano diminuire tutte le barriere che separano gli individui “normali” da quelli “diversi” (che perciò vanno esclusi dal gruppo delle amicizie). Ne vale la felicità di miliardi di persone in tutto il mondo.

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