La Scala celebra Stravinskij con Balanchine e Pina Bausch: in scena un doppio omaggio alla storia del ballo

Dal 7 al 21 novembre il Piermarini propone un dittico che mette a confronto i capolavori del Novecento "Apollo" e "Le Sacre du printemps", con il ritorno di Roberto Bolle e la prima esecuzione scaligera della coreografia di Pina Bausch.

La Scala celebra Stravinskij con Balanchine e Pina Bausch: in scena un doppio omaggio alla storia del ballo
Immagine presa da “Teatro della Scala”
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4 Novembre 2026 - 17.08 Culture


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È attorno alle composizioni del celebre musicista russo Igor Stravinskij che prende forma il nuovo dittico di balletto del Teatro alla Scala, in programma dal 7 al 21 novembre. Sul palcoscenico si incontrano due nomi che hanno segnato profondamente la storia della coreografia mondiale, George Balanchine e Pina Bausch, con Apollo e Le Sacre du printemps. Un confronto tra linguaggi e sensibilità differenti, ma accomunati dalla capacità di trasformare il movimento in una forma d’arte innovativa.

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A evidenziarne il valore è stato Frédéric Olivieri, direttore del Corpo di Ballo della Scala, che durante la presentazione ha ricordato come la storia della danza possa essere idealmente divisa in un prima e un dopo Balanchine, così come accade per Pina Bausch. Due artisti che hanno ridefinito il modo di intendere il balletto e il rapporto tra corpo, musica ed espressione. Il programma presenta anche un’importante novità per il pubblico milanese: Le Sacre du printemps di Pina Bausch, creato nel 1975, sarà eseguito per la prima volta alla Scala.

Diverso il percorso di Apollo, già più volte ospitato dal teatro dal 1965 e legato anche alla carriera di Roberto Bolle, che tornerà a interpretare il protagonista. Per l’étoile si tratta di un ritorno particolarmente significativo. «Dopo Romeo, è stato probabilmente il secondo ruolo da primo ballerino che ho affrontato, quando ancora non ero stato nominato nel 1996. Da allora mi ha accompagnato per tutta la carriera.

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Sono cresciuto insieme a questo personaggio e oggi lo interpreto con una consapevolezza e una maturità differenti», ha raccontato Bolle. Questa volta il pubblico potrà assistere alla versione integrale del balletto, che comprende anche la nascita di Apollo e il suo incontro con le Muse, passaggi fondamentali per comprendere la crescita del personaggio attraverso il rapporto con le arti. «È un ruolo meraviglioso e ancora incredibilmente moderno, nonostante tra due anni compirà cento anni», ha aggiunto il ballerino.

Bolle sarà protagonista di cinque delle dieci recite previste. Nelle altre rappresentazioni il ruolo di Apollo sarà affidato a Nicola Del Freo e Mattia Semperboni, entrambi al debutto. Accanto a loro torneranno nei panni delle Muse Nicoletta Manni, Marina Arduino e Virna Toppi, mentre Alice Mariani, Gaia Andreanò e Alessia Auriemma affronteranno per la prima volta questi ruoli.

A curare la ripresa coreografica di Apollo sarà Sandra Jennings, rappresentante del Balanchine Trust, che ha sottolineato l’attualità del lavoro: «Credo che sia uno dei balletti più moderni di Balanchine». Di particolare intensità anche il lavoro sulla versione di Le Sacre du printemps, affidato a Josephine Ann Endicott, direttrice artistica per la ripresa della fondazione Pina Bausch.

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L’obiettivo è stato quello di portare gli interpreti a esplorare le emozioni più profonde, andando oltre la tecnica e lasciando emergere la propria dimensione umana. «Volevo liberare qualcosa nei ballerini, qualcosa che avevano dentro e che non avevano ancora espresso. Ho chiesto loro molto», ha spiegato Endicott. Un’opera in cui il tema del sacrificio e della morte attraversa ogni gesto. Lo ha ricordato anche il primo ballerino Navrin Turnbull, raccontando l’approccio di Pina Bausch al lavoro con gli interpreti: «Chiedeva ai ballerini: “Come danzeresti se dovessi morire?”. È una domanda che porto con me e alla quale cercherò di rispondere attraverso la danza».

A dirigere l’orchestra sarà il maestro Ido Arad, che ha evidenziato lo stretto legame tra la partitura di Stravinskij e la dimensione visiva della coreografia, arrivando a osservare come, dopo aver assistito allo spettacolo, eseguire Le Sacre du printemps senza il balletto sembri quasi privo di senso.

Un appuntamento che riporta alla Scala due capolavori destinati a dialogare tra loro, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire l’eredità di tre figure fondamentali del Novecento e la straordinaria forza espressiva della danza.

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