di Giuliano Sanrtoboni
Arriva anche a Guidonia Montecelio l’operazione Erebus, la maxi inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che il 27 maggio ha portato all’esecuzione di 19 misure cautelari tra Campania, Puglia e Lazio. Da quello che risulta da numerosi siti di informazione (tra cui Bari Today) successivamente alla conferenza stampa della DDA del capoluogo pugliese, nel mirino degli investigatori tra le quindici aziende coinvolte ci sarebbero anche due società con sede legale nella zona di Castell’Arcione, nel comune di Guidonia Montecelio: la San Eco Recuperi Srl e la Green Eco Srl, entrambe con sede in via dei Faggi.
Dalle carte illustrate in una coferenza stampa della DDA di Bari, emergerebbe un coinvolgimento della Green Eco Srl, regolarmente iscritta Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione, con sei abilitazioni attive dal marzo 2022. Tra queste figurano esplicitamente i servizi di gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, la pulizia delle strade, la disinfestazione e la manutenzione del verde: categorie di servizio che consentono alle pubbliche amministrazioni di affidarle lavori e forniture in forma semplificata.
Il presunto meccanismo criminale ricostruito dalle indagini — avviate nell’ottobre 2023 dalla DDA di Bari e condotte dai Carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) attraverso intercettazioni telefoniche, videoriprese, pedinamenti e sistemi di tracciamento elettronico — era rodato e sistematico. San Eco Recuperi, a quanto risulta dai documenti, avrebbe smaltito illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti speciali non recuperabili provenienti dal proprio impianto di trattamento, falsificando la classificazione mediante codici EER (Elenco Europeo dei Rifiuti) non corrispondenti alla reale natura degli scarti. In questo modo i carichi venivano formalmente indirizzati verso siti di smaltimento regolari, mentre nella realtà finivano abbandonati in capannoni dismessi, terreni agricoli, uliveti e vigneti del Tavoliere delle Puglie e del Parco dell’Alta Murgia, tra cui secondo il sito dell’Associazione Nazionale di Lotta contro le Illegalità e le mafie anche nell’area protetta di
Nel complesso, secondo la Procura pugliese, l’organizzazione avrebbe realizzato profitti illeciti per circa 2,5 milioni di euro. Il Gip del Tribunale di Bari, Ilaria Casu, ha firmato un’ordinanza di quasi 500 pagine che ha portato a sei arresti domiciliari, sette obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e sei interdizioni dall’attività imprenditoriale per un anno. Proprio la società di Guidonia rientra tra quelle colpite dal divieto di esercizio dell’attività imprenditoriale, insieme ad altre con sede nelle province di Benevento, Latina, Salerno e Napoli. Sotto sequestro sono finite in totale dieci società, circa sessanta automezzi e numerosi beni mobili e immobili.
La vicenda si inserisce in un contesto già segnato, in quanto L’area industriale di Castell’Arcione-Bivio di Guidonia era già finita al centro di indagini nel 2018, quando la Procura di Roma aveva disposto il sequestro di un vasto stabilimento di circa 17.000 metri quadrati in via dei Faggi.
