La Neve è caduta, il libro a Monteflavio. Quando un luogo di cultura diventa spazio di comunità

Domenica scorsa al Centro Culturale Giovanni Paolo II di Monteflavio, durante la presentazione del libro si è ricordato Luigi Onori, ucciso dai tedeschi nel 1943 per aver nascosto ex prigionieri a Monte Pellecchia. Il ricercatore Claudio Gilardi ha ricostruito la vicenda, assente dall’Atlante delle stragi nazifasciste.

La Neve è caduta, il libro a Monteflavio. Quando un luogo di cultura diventa spazio di comunità
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redazione Modifica articolo

14 Febbraio 2026 - 20.49


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Ci sono momenti in cui un libro diventa occasione di incontro, e un luogo della cultura si trasforma in uno
spazio vivo di relazione. Domenica 8 febbraio, al Centro Culturale Giovanni Paolo II di Monteflavio, la
presentazione del libro La neve è caduta è stata prima di tutto questo: un evento capace di riunire persone
diverse per età, esperienze e sensibilità attorno a una storia condivisa.
In piccoli centri come Monteflavio, appuntamenti culturali di questo tipo non sono semplici presentazioni
editoriali. Sono occasioni di confronto, di dialogo e di crescita collettiva. Sono momenti in cui la comunità si
riconosce e si interroga sul proprio passato
, trasformando un pomeriggio di ascolto in un’esperienza
partecipata.

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Tra i temi più significativi emersi nel corso dell’incontro spicca la vicenda di Luigi Onori, abitante di
Monteflavio, ucciso dai tedeschi nel settembre del 1943 durante un rastrellamento avvenuto a seguito di
una probabile delazione. Onori aveva nascosto nella zona di Monte Pellecchia alcuni ex prigionieri di guerra
britannici, fuggiti dai campi di prigionia dopo l’8 settembre. Di fronte all’intimazione di consegnarli agli
occupanti, rifiutò. Per questo venne fucilato sommariamente. In quella stessa circostanza, il figlio Pietro
rimase ferito. Un episodio che colloca Luigi Onori tra le prime vittime civili della violenza nazista nella
provincia di Roma.


La presentazione ha trovato uno dei suoi momenti più significativi nell’intervento di Claudio Gilardi,
ricercatore e autore di uno studio puntuale e rigoroso proprio su Luigi Onori. Grazie a un lavoro paziente e
scrupoloso sulle fonti d’archivio, Gilardi ha ricostruito i fatti con precisione, restituendo contesto, nomi,
dinamiche e responsabilità, riportando alla luce un episodio che non compare neppure nell’Atlante delle
stragi nazifasciste
. Un esempio di come la ricerca storica indipendente, quando condotta con metodo e
dedizione, possa colmare vuoti significativi e incidere profondamente nella memoria delle comunità.
Nelle piccole realtà territoriali, il contributo dei ricercatori indipendenti è spesso decisivo. Sono loro a
riportare alla luce frammenti di storia che rischierebbero di rimanere dispersi, a colmare vuoti
documentari, a restituire nomi e volti a vicende che il tempo tende a scolorire. Il loro lavoro diventa
patrimonio comune quando trova spazi – come il Centro Culturale di Monteflavio – capaci di accogliere e
diffondere questi risultati, trasformando la ricerca in conoscenza condivisa. E dietro questi luoghi ci sono
spesso persone che li animano e li gestiscono con impegno volontario, svolgendo un ruolo sociale silenzioso
ma fondamentale nel tenere viva la trama culturale delle comunità.

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Tornando a domenica, accanto alla ricostruzione storica, la testimonianza della nipote di Luigi Onori, figlia
di Pietro, ha aggiunto una dimensione umana e familiare che ha reso ancora più forte il senso dell’incontro.
Le parole della memoria privata si sono intrecciate con quelle della storia pubblica, mostrando quanto le
ferite del 1943 siano rimaste a lungo silenziose e quanto sia importante, oggi, dar loro voce.
A Monteflavio, domenica, questo passaggio è avvenuto. Ed è forse questo il risultato più prezioso: aver
trasformato una presentazione di un libro in un atto collettivo di memoria, grazie alla forza degli eventi
culturali, all’impegno dei ricercatori locali e alla capacità dei luoghi della cultura di diventare veri punti di
incontro e di crescita per l’intera comunità.

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