Porto Cesareo, inaugurato il Parco archeologico sommerso: tremila anni di storia tra terra e mare

Apre al pubblico il Parco archeologico sommerso che raccoglie oltre tre millenni di testimonianze custodite dalle acque: un percorso tra ricerca scientifica e memoria del territorio.

Porto Cesareo, inaugurato il Parco archeologico sommerso: tremila anni di storia tra terra e mare
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26 Luglio 2026 - 19.03 Culture


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Dall’età del bronzo all’età contemporanea le acque di Porto Cesareo hanno custodito oltre tre millenni di storia. Dalla terra alla costa, fino al mare aperto, gli archeologi hanno ricostruito questa lunga vicenda attraverso anfore, ceramiche d’uso quotidiano, relitti e numerosi altri reperti restituiti dal fondale.

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Su questo straordinario patrimonio si fonda il Parco archeologico sommerso di Porto Cesareo, frutto di anni di ricerca scientifica condotta dall’Università del Salento. Inaugurato ieri, il parco è aperto al pubblico da oggi. Il patrimonio sarà accessibile sia da terra, attraverso passerelle, totem informativi e infopoint, sia dal mare grazie a itinerari subacquei appositamente segnalati.

Il percorso si sviluppa tra la costa e il fondale, dove il paesaggio continua oltre la linea dell’acqua. È proprio questa continuità tra terra e mare a restituire la complessità del sito archeologico, un paesaggio che, come spiega la direttrice scientifica del progetto Rita Auriemma, va immaginato “in continuità con ciò che resta a terra”.

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Tra i luoghi più significativi del parco c’è lo Scalo di Furno, dove gli studi archeologici hanno individuato un villaggio dell’età del Bronzo che prosegue anche sotto il livello del mare. A una profondità compresa tra i due e i tre metri sono stati infatti rinvenuti allineamenti murari e un lastricato, testimonianze di un insediamento che si estendeva tra il promontorio e l’isolotto della Chianca.

Gli studi sul territorio hanno inoltre permesso di individuare un insediamento romano legato allo sfruttamento delle risorse marine, dal quale provengono alcuni dei ritrovamenti più significativi.

Tra i reperti rinvenuti nell’area sono emerse anfore, lucerne, ceramiche da cucina e un porta lucerne in bronzo, un oggetto d’arredo che suggerisce la presenza di spazi vissuti e non soltanto di ambienti destinati alla conservazione delle merci.

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Particolarmente rilevante è il ritrovamento di 210 monete, accompagnate da una placchetta e da un chiodino che hanno portato gli studiosi a ipotizzare la presenza di una cassetta di legno, probabilmente distrutta durante un incendio. Secondo Auriemma, il ritrovamento potrebbe essere legato agli eventi successivi al grande tsunami generato dal terremoto di Creta del 21 luglio del 365 d.C.: “Qualcuno, quella sera, non ebbe il tempo di tornare a prendere i suoi risparmi”.

Inoltre, il rapporto tra Porto Cesareo e le rotte del Mediterraneo emerge anche dal ritrovamento di una nave da carico datata tra il II e il III secolo d.C., affondata con cinque colonne monumentali in marmo cipollino provenienti dall’Eubea. A completare il racconto di questi fondali è anche uno scafo bizantino rinvenuto a Bacino Grande, datato al radiocarbonio tra il 770 e il 1020.

Oggi quel patrimonio non appartiene più soltanto agli studiosi. Il Parco archeologico sommerso permette infatti di avvicinare il pubblico a una storia rimasta per secoli nascosta tra la terra e il mare, trasformando il fondale in un luogo di conoscenza e memoria. Le testimonianze restituite dalle acque di Porto Cesareo non raccontano soltanto il passato di un territorio, ma anche i viaggi, gli scambi e le vite di chi lo ha attraversato nel corso dei millenni.

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