Sarà Shakespeare ad aprire la nuova stagione del Teatro della Tosse, con la prima nazionale di A cena con Macbeth, in programma giovedì 15 ottobre e firmata da Emanuele Conte, autore della drammaturgia e della regia. Lo spettacolo, che resterà in scena fino al 25 ottobre, propone una rilettura della tragedia shakespeariana incentrata sul rapporto tra potere, colpa e violenza, attraverso una scelta scenica che modifica uno degli elementi più caratteristici dell’opera: le tre streghe diventano infatti cuoche impegnate a preparare il banchetto destinato a diventare uno dei momenti più drammatici della vicenda.
Conte torna così sul Macbeth dopo aver affrontato nella stagione precedente la dimensione grottesca del potere attraverso Ubu Re di Alfred Jarry. Il nuovo spettacolo rinuncia alla componente fantastica della tragedia per concentrarsi sui suoi meccanismi più oscuri. «È un viaggio al buio nei recessi della colpa», spiega il regista, definendo il lavoro una riscrittura che mantiene il rapporto con il testo originale e ne mette in evidenza la struttura più profonda. La scelta nasce anche dalla particolare storia del testo shakespeariano, arrivato nel First Folio del 1623 in una versione insolitamente breve, probabilmente sottoposta a tagli e rimaneggiamenti legati alle esigenze della rappresentazione.
Nella versione di Conte le aggiunte restano limitate, mentre una parte significativa della rilettura emerge nel finale affidato al personaggio di Malcolm, futuro re di Scozia. Attraverso il suo monologo, lo spettacolo suggerisce che la fine del regno di Macbeth non coincida con la fine delle dinamiche di potere: cambia chi governa, cambia il regno, ma il potere continua a riprodursi e a trasformarsi.
Nel cast Ludovica Baiardi interpreta Lady Macbeth, Raffaele Barca Macbeth, Alessandro Bergallo il portiere, Pietro Fabbri Re Duncan, Marco Rivolta Malcolm, Graziano Sirressi Macduff, Matteo Traverso Banquo; Fabbri, Rivolta e Sirressi interpretano inoltre le tre streghe. Con A cena con Macbeth, il Teatro della Tosse inaugura dunque la stagione affidandosi a un classico riletto attraverso una prospettiva contemporanea, nella quale il soprannaturale lascia spazio a una riflessione sul carattere ciclico e persistente del potere e della colpa.
