di Francesco Agosti
Si respira un clima nero a Guidonia Montecelio. E stavolta non dipende da fattori ambientali come la discarica, i fumi industriali o dai roghi tossici, bensì dall’escalation di manifestazioni -sempre più frequenti- tipiche di oscuri tempi passati. Ultimo, in ordine di tempo, l’immagine che sta facendo il giro d’Italia dello striscione apparso fuori lo stadio in occasione del match calcistico tra la squadra locale ed il Livorno, il quale recitava “Livornese: ti aspettiamo a braccia…tese”.
Se mai qualcuno volesse minimizzare la gravità di tale atto riconducendolo ad una ragazzata o all’opera di qualche sprovveduto nostalgico, verrebbe immediatamente smentito dai fatti che emergono dal contesto guidoniano. Infatti, lo striscione inneggiante al saluto romano è solo l’ultimo l’episodio di questo tipo avvenuto negli ultimi mesi sul territorio della Città dell’Aria. Tale fatto si incastra perfettamente con altri pezzi che, messi insieme, formano un puzzle socialmente allarmante.

Un elemento di questo regredito quadro cittadino è la ronda notturna a cui i cittadini di Villalba hanno dovuto assistere un paio di mesi fa e che è stata poi “spettacolarizzata” su tutti i social. A pochi giorni da questo accadimento si è aggiunto, poi, il gravissimo raid contro la moschea, anch’essa sita nelle immediate vicinanze di Villalba, eseguito da ignoti incappucciati e che, oltre a vari danneggiamenti agli immobili, ha comportato la deturpazione dei muri del luogo sacro con svastiche e croci, avvisaglia di una crescente, rabbiosa intolleranza religiosa.
Menzione a parte è da riservarsi, invece, ad un altro segnale della degenerazione culturale, sociale e valoriale che sta vivendo la comunità guidoniana: la campagna propagandistica sulla “remigrazione”, che merita particolare attenzione per via del fatto che a tale obbrobrioso concetto ha aderito un membro dell’Istituzione cittadina del Consiglio comunale.
È bene ribadire come la nozione di “remigrazione” riporti ad ideologie xenofobe, estremiste e discriminatorie totalmente incompatibili con i valori e con i principi democratici e costituzionali della uguaglianza, dell’inclusione sociale, del rispetto, della solidarietà, dell’accoglienza e dell’antifascismo di cui è intrisa la Repubblica Italiana. A tal proposito, l’Accademia della Crusca riconduce il termine “remigrazione” al significato di “espulsione forzata, deportazione di massa di persone con una storia di migrazione”.
Il pericolo è che tali pratiche e simili concetti si radichino nel tessuto sociale di Guidonia Montecelio, fino a diventare abitudinarie, consuete, al punto da non far più scalpore. Eppure nessuno ne parla.

Possibile che il Sindaco non abbia nulla da dire su quanto sta accadendo nella “sua” Città? Non ravvisa in tutto ciò un allarme sociale?
Possibile che le opposizioni politiche cittadine e le associazioni, soprattutto quelle che dovrebbero incarnare l’opera e la memoria antifascista, riescano a restare silenti su siffatte vicende?
Possibile che il sentimento di indignazione sia sparito da questa Città?