Più ridon le carte a Subiaco venerdì 20 Febbraio. Il saggio narrativo di Antonio Capitano e Stefano Adami
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Più ridon le carte a Subiaco venerdì 20 Febbraio. Il saggio narrativo di Antonio Capitano e Stefano Adami

Un importante evento culturale a Subiaco, il canto XI del Purgatorio di Dante Alighieri attualizzato e reso vivo dal saggio di Antonio Capitano e Stefano Adami, presentato dagli autori e da Maria Antonietta Orlandi.

Più ridon le carte a Subiaco venerdì 20 Febbraio. Il saggio narrativo di Antonio Capitano e Stefano Adami
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18 Febbraio 2026 - 11.38


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di Elena Stefanoiu

Aver partecipato, lo scorso 23 gennaio, alla presentazione di Più ridon le carte presso il Centro Sportivo  Renato Scrocca di Villalba ha significato entrare in un dialogo vivo con Dante e con il presente. Non una semplice introduzione a un libro, ma un’esperienza capace di suggerire connessioni profonde, di quelle che continuano a lavorare dentro anche dopo che le parole si sono posate.

Nel volume, Antonio Capitano e Stefano Adami attraversano l’XI canto del Purgatorio di Dante Alighieri con una forma originale e coinvolgente: un docufilm narrativo in cui i personaggi del canto — da Provenzano Salvani a Oderisi da Gubbio, da Cimabue a Guinizzelli, fino a Cavalcanti e allo stesso Virgilio — vengono chiamati a raccontarsi in prima persona. Ne emerge una galleria di voci che parlano di talento, orgoglio, caduta e redenzione, ma soprattutto di riconoscimento dell’altro.

È qui che il libro rivela il suo nucleo più attuale: la grandezza non coincide con il primeggiare, ma con il saper ridimensionare l’io. Provenzano Salvani si salva attraverso l’umiliazione pubblica compiuta per amore di un amico; Oderisi da Gubbio cresce quando ammette che le opere di Franco Bolognese “ridono” più delle sue. In entrambi i casi, il confronto non distrugge, ma genera consapevolezza.

Lo stesso meccanismo si ritrova, in forma sorprendentemente affine, nel celebre duello tra Ayrton Senna e Alain Prost, spesso raccontato come una rivalità feroce, uno scontro senza esclusione di colpi. Ma fermarsi a questa lettura significa restare in superficie. In realtà, Senna e Prost sono stati l’uno la misura dell’altro: opposti nello stile, complementari nell’essenza.

Prost, “il Professore”, razionale e calcolatore.
Senna, istinto puro, talento visionario, capace di danzare sotto la pioggia.

Il loro conflitto, come quello tra artisti e poeti nel Purgatorio, non è mai stato sterile antagonismo, ma tensione generativa. Finché, nel 1993, accade qualcosa di impensabile: al Gran Premio d’Australia, Senna vince e invita Prost sul gradino più alto del podio. Un abbraccio che scioglie anni di attriti e trasforma la rivalità in riconoscimento. Un gesto che dice tutto: senza l’altro non sono intero.

Quella consapevolezza riaffiora in modo definitivo il 1° maggio 1994, a Imola, quando Senna, poche ore prima dell’incidente fatale, pronuncia via radio una frase semplice e assoluta:
“Alain, mi manchi.”

Non è nostalgia. È coscienza profonda.
Come Provenzano che si umilia per amore, come Oderisi che riconosce il valore di Franco, Senna riconosce Prost come parte necessaria di sé. È questa la metafora del corretto dualismo: non annientare l’altro, ma attraversarlo; non vincere contro, ma crescere con.

E l’occasione per tornare su questi temi sarà presto concreta: Più ridon le carte verrà presentato il 20 febbraio a Subiaco, nella splendida Biblioteca Comunale di Subiaco, all’interno del calendario ufficiale della Capitale Italiana del Libro.

L’incontro sarà impreziosito da una dedica speciale a Umberto Eco, nel decennale della sua scomparsa, con l’introduzione di Maria Antonietta Orlandi e l’illustrazione del saggio da parte di uno degli autori, Antonio Capitano.

Il messaggio è rivolto in particolare alle classi delle scuole superiori presenti, veri destinatari di questo percorso: perché tra le pagine di Dante, come nelle storie di artisti, poeti e grandi rivali, si impara che la competizione può essere davvero feconda solo se fondata sul rispetto, sul riconoscimento reciproco e sulla consapevolezza che l’altro non è un ostacolo, ma una possibilità di crescita. 

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