Il Colosseo oltre il turismo di massa
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Il Colosseo oltre il turismo di massa

Con Simone Quilici alla guida del Parco Archeologico del Colosseo prende forma una nuova visione: meno pressione sull’anfiteatro, più spazio al Palatino e iniziative culturali pensate per riportare i romani al centro della vita del Parco.

Il Colosseo oltre il turismo di massa
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11 Gennaio 2026 - 18.43 Culture


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Restituire centralità al Colosseo senza piegarlo alla logica dei grandi eventi e del turismo di massa. È questo l’orizzonte entro cui si muove la nuova direzione del Parco Archeologico del Colosseo. Simone Quilici, architetto e paesaggista, ha assunto la direzione del Parco Archeologico del Colosseo, succedendo ad Alfonsina Russo dopo anni di impegno nella gestione dell’Appia Antica. Una nomina che segna l’avvio di un progetto di valorizzazione culturale ampio e ambizioso per uno dei simboli universali della storia antica.

Il Colosseo è uno dei siti archeologici più visitati al mondo arrivando a sorprendere in media 32.000 persone al giorno, circa 3.200 visitatori l’ora raggiungendo i limiti di sicurezza. In questo quadro, la scelta strategica è stata quella di spostare l’attenzione dal Colosseo al Palatino, dove si concentrerà la maggior parte degli interventi, con l’apertura al pubblico di aree finora inaccessibili. Fatta eccezione per il Foro Romano, dove proseguono lavori di valorizzazione come quelli legati al Lapis Niger, il Palatino diventa così il fulcro di una nuova narrazione del Parco.

Un ruolo centrale è affidato anche alla connessione tra i percorsi interni e quelli urbani esterni, in sintonia con il progetto CArMe – Centro Archeologico Monumentale, che mira a ricucire in un unico sistema culturale l’area compresa tra Fori, Colosseo, Celio, Circo Massimo, Campidoglio e Terme di Caracalla, a partire dalla nuova passeggiata archeologica.

A rafforzare questo disegno contribuirà anche il Grande Raccordo Anulare delle Biciclette (GRAB), che collegherà l’area archeologica centrale con l’Appia Antica, creando un asse continuo tra centro e territorio. In questo sistema, la Casina Vignola Boccapaduli, a Porta Capena, diventerà un punto strategico per raccontare l’estensione del patrimonio archeologico lungo la Via Appia Antica, la Regina Viarum.

Nel progetto di rilancio del Colosseo, Simone Quilici non esclude un uso più frequente dell’arena, purché inserito in una visione culturale coerente e rispettosa del monumento. L’idea di “riaprire” l’arena è stata talvolta interpretata in modo eccessivo, ma l’intento è ben diverso da una spettacolarizzazione del sito: si tratta piuttosto di reinserire l’anfiteatro nel circuito vitale della città, attraverso iniziative di alto profilo culturale.

Al momento, ogni ipotesi è comunque subordinata a un intervento strutturale necessario. La pedana dell’arena — realizzata circa trent’anni fa e oggi presente solo in parte — dovrà essere completamente rinnovata prima di poter ospitare nuove attività. Solo allora sarà possibile immaginare eventi mirati e con un pubblico molto limitato, in continuità con quelli già sperimentati: iniziative legate alla beneficenza, a cause sociali e, in prospettiva, concerti di musica classica o jazz, letture poetiche e momenti di riflessione culturale.

L’orizzonte privilegiato è quello delle ore serali, quando il flusso turistico si riduce sensibilmente e il monumento, come osservano i custodi, “respira”. Oggi esistono già alcune aperture notturne, come le visite ai sotterranei due volte a settimana, ma l’obiettivo futuro è ampliare l’offerta culturale serale, pensata soprattutto per i cittadini romani. Una comunità che, paradossalmente, è spesso assente dal Parco, scoraggiata dalla pressione diurna di oltre 3.200 visitatori all’ora.

In questo quadro, Quilici non esclude nemmeno le rievocazioni storiche, purché fondate su solide basi scientifiche. In Italia il fenomeno è ancora guardato con una certa diffidenza da parte del mondo accademico, ma nel contesto internazionale — in particolare anglosassone — rappresenta una pratica culturale consolidata e apprezzata. Anche nel nostro Paese esistono associazioni di rievocazione nate proprio su impulso di musei e direttori scientifici, capaci di unire rigore filologico e divulgazione, e di restituire al pubblico il senso profondo di luoghi che altrimenti resterebbero silenziosi.

Questa prospettiva non va confusa con il folklore turistico dei figuranti abusivi, che per anni hanno affollato l’area esterna dell’anfiteatro, una presenza oggi in gran parte scomparsa, ma con un lavoro serio, spesso amatoriale ma di alto livello, basato su ricerca, studio delle fonti e conoscenza approfondita degli usi e dei costumi dell’antichità. I muri, da soli, non parlano: è necessario farli vivere.

In questa direzione si muove già il Parco Archeologico del Colosseo, grazie a un Servizio Educativo particolarmente attivo, che organizza visite tematiche, attività per famiglie e percorsi dedicati soprattutto ai residenti. Un legame rafforzato anche attraverso una tessera di membership, pensata per consolidare il rapporto tra il Parco e la comunità romana, chiamata a tornare protagonista di uno dei suoi luoghi simbolo.

A completare il programma culturale dei prossimi anni, è prevista infine una grande mostra dedicata a Troia, in programma nel 2026 e realizzata in collaborazione con istituzioni museali turche. L’esposizione presenterà oltre 300 reperti e avrà il suo fulcro al Colosseo, articolandosi anche in altri spazi del Parco: dal Museo del Foro alle Uccelliere, fino al Ninfeo, rafforzando la dimensione internazionale della proposta culturale e il ruolo del Parco come centro di produzione e ricerca, oltre che di tutela.

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