Trump e la geopolitica gioco da casinò diplomatico: entra, sceglie un tavolo, rilancia e bluffa.
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Trump e la geopolitica gioco da casinò diplomatico: entra, sceglie un tavolo, rilancia e bluffa.

C’è da pensare che il grande segreto della sua politica estera non sia il non risolvere davvero i problemi, ma convincere tutti di essere l’unico che può permettersi di inventarli di nuovi.

Trump e la geopolitica gioco da casinò diplomatico: entra, sceglie un tavolo, rilancia e bluffa.
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Marcello Cecconi Modifica articolo

6 Marzo 2026 - 17.56 Culture


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Già alla fine dell’estate scorsa, Donald Trump aveva dichiarato davanti a un’attonita Assemblea delle Nazioni Unite: “In sette mesi ho messo fine a sette guerre che dicevano essere interminabili”. E aggiungeva: “Ho dovuto fare tutto da solo, l’Onu non mi ha dato una mano né mi ha ringraziato”. Trump snocciolava ad uno ad uno tutti i conflitti a cui aveva dato termine: quelli tra Cambogia e Thailandia, Kosovo e Serbia, Congo e Ruanda, Pakistan e India, Israele e Iran, Armenia e Azerbaijan, Egitto ed Etiopia.

La Commissione del Nobel di Oslo ha fatto orecchio da mercante e il goffo tentativo riparatore del sussiegoso presidente della Fifa, Infantino, non è stato sufficiente a consolarlo. E ora Donald si è arrabbiato e ha pensato: “Non siete riconoscenti e io invece di terminare le guerre degli altri ne inizio di nuove e senza dirvi nulla”. Se nessuno applaude quando spegni gli incendi, tanto vale viaggiare con il fiammifero acceso. Così il mondo si è ritrovato con un leader convinto di essere l’unico pompiere disposto a intervenire, ma anche l’unico autorizzato a nascondere gli estintori.

Eppure, solo pochissimi hanno avuto il coraggio di spiegargli che le guerre non funzionano come nel ‘suo’ reality show “The apprentice”. Non basta dire “You are fired” a un conflitto perché questo si concluda con una stretta di mano. Pare proprio che la pace per Trump sia come un mobiletto acquistato all’Ikea con scritto sul pacco “facilissimo” ma dentro trovi due viti, istruzioni incomprensibili e una chiavetta a brugola minuscola. Dopo una settimana di ripetuti tentativi di montaggio abbandoni speranze e tuo figlio non solo non ti applaude ma esce dalla stanza guardandoti con aria compassionevole.

Così Donald, deluso dal mancato applauso globale, ha deciso di cambiare strategia perché se la pace non fa notizia, allora bisogna giocare sul piano della tensione. In fondo, nel suo schema mentale, il mondo della geopolitica è un grande gioco da casinò diplomatico dove si entra, si sceglie un tavolo, si rilancia e si bluffa. C’è da pensare che il grande segreto della sua politica estera non sia il non risolvere davvero i problemi, ma convincere tutti di essere l’unico che può permettersi di inventarli di nuovi.

E allora per gli applausi non è ancora il momento.

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