"La Gioia", il delitto Rosboch diventa un noir magnetico con Valeria Golino
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"La Gioia", il delitto Rosboch diventa un noir magnetico con Valeria Golino

A dieci anni dal fatto di cronaca ed ispirato allo spettacolo Se non sporca il mio pavimento, il film di Gelormini mette in scena solitudini e conflitti familiari.

"La Gioia", il delitto Rosboch diventa un noir magnetico con Valeria Golino
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8 Marzo 2026 - 19.19 Culture


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di Luisa Marini

Nella seconda prova dopo “Fortuna”, il regista Gelormini indaga l’adolescenza, vera o presunta, la formazione dell’identità e le sue degenerazioni possibili, ma soprattutto ritrae la ricerca dell’amore, del contatto, del riconoscimento di sé.

Il film La Gioia è tratto dallo spettacolo teatrale Se non sporca il mio pavimento di Gioia Salvatori e Giuliano Scarpinato, presentato al Romaeuropa Festival 2017, a sua volta ispirato dal noto fatto di cronaca dell’omicidio dell’insegnante Gioia Rosboch, consumato 10 anni fa nella provincia torinese.

La sceneggiatura del film vinse il Premio Solinas 2021 con questa motivazione: “Nell’incontro con Gioia, una professoressa di mezz’età, agnello di Dio o novella ‘idiota’, Antonio, adolescente che sotto le mille maschere è un piccolo demone malato di solitudine, potrebbe trovare una salvezza di cui però ha paura. Per questo la uccide, rifugiandosi nei sogni anfetaminici che sembrano la sua terra promessa, e così facendo annega anche sé stesso. Tra passioni ambigue e nude, avidità e dedizioni, mascheramenti e umiliazioni mortali, ‘Gioia’ è una storia che parla di oggi e insieme di ciò che siamo e saremo sempre: carne e sangue, cielo e mistero.”  

Nel nostro Paese non stupisce che ci siano voluti ben quattro anni per arrivare alla produzione del progetto, e il film è stato presentato in anteprima all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, per poi uscire nelle sale il 12 febbraio scorso.

Tra i protagonisti troviamo l’insegnante Gioia, magistralmente interpretata da Valeria Golino, una donna ferma alla fase adolescenziale, che non si evolve perché ubbidisce a una madre che la controlla ossessivamente e si carica la malattia del padre sulle spalle: non vuole deluderli a scapito di sé stessa; Alessio, un ipnotico Saul Nanni, che interpreta un ragazzo al quale è stata rubata l’adolescenza dagli adulti; un amante di mezz’età senza scrupoli (Francesco Colella) anch’egli ossessivo e controllante, e una madre assente e alcolizzata (Jasmine Trinca), che il figlio cerca di aiutare economicamente.

Lo spettatore conosce la trama e ancor più il finale di questa storia noir di provincia, ma certo non si aspetta una modalità di racconto originale, grazie a soluzioni di regia a volte sorprendenti, come nel caso del bacio tra Gloria e Alessio nel bosco, che fa aprire, con violenza e metaforicamente, le porte a casa di lei.

Chi è Gioia? Chi è Alessio? Le reciproche solitudini credono per un attimo di riconoscersi e trovare un contatto. Entrambi paiono voler sfuggire alla propria condanna: lei, figlia oppressa e madre mancata, si dedica alla crescita scolastica del ragazzo e fantasticando una relazione affettiva; lui, seduttivo e ribelle, strafottente ma confuso, si diverte nel sentirsi oggetto del desiderio che per una volta controlla il gioco e seduce una donna fragile per sfruttarla. La gestualità magnetica di Saul Nanni, la sua irruenza, fanno da contraltare alle azioni trattenute di Valeria Golino, alla sua voce flebile, contribuendo a sviluppare una dialettica recitativa tra esplosione e silenzio, urlo e apnea.

L’oscurità della storia, che non a caso si svolge in interni lividi (le case dei protagonisti dovrebbero essere spazi sicuri e invece sono casse di risonanza del disagio), è illuminata a tratti da momenti all’aperto. In particolare, è significativa la scena al Lingotto, quando Alessio, per farle una foto, dice a Gioia di avvicinarsi e indicare la sagoma di Monica Vitti, da L’Eclisse di Antonioni, dipinta su muro della pista automobilistica, rischiando di farla investire da alcune auto che sfrecciano. Gioia indica l’attrice simbolo dei film di Antonioni, che ha fatto riflettere sui rischi dell’incomunicabilità dei tempi moderni, dramma oggi esasperato dai cambiamenti tecnologici.

Nel film, come nello spettacolo teatrale, si sviluppano molti dei tratti caratteristici del melodramma: l’amore contrastato o impossibile, il personaggio femminile innocente o fragile che soffre per gli errori altrui, il conflitto tra Bene e Male dove il cattivo è spietato e agisce per avidità o lussuria, la rivelazione improvvisa che emerge nel momento di massima tensione, il sacrificio della protagonista, la malattia come metafora, la morte finale. Nel melodramma, inoltre, la musica gioca un ruolo fondamentale facendo da contrappunto alle emozioni vissute dai personaggi, come avviene ne La Gioia, a partire dall’ossessiva Reality (ironicamente tratta dal film Il tempo delle mele), in una versione remix che, riferendo alla nostalgia del passato, inquieta.

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