Una giuria di Los Angeles ha stabilito che Meta e Google sono responsabili di aver favorito la dipendenza dai social e causato danni psicologici a una giovane utente. Le due società dovranno risarcire la vittima con 3 milioni di dollari per danni morali e materiali.
La causa era stata avviata da una ragazza oggi ventenne, che ha raccontato di aver iniziato a utilizzare le piattaforme fin dall’infanzia, sviluppando nel tempo ansia e depressione. Secondo l’accusa, i prodotti di Meta e della piattaforma YouTube sarebbero progettati per incentivare un uso compulsivo, attraverso strumenti come lo “scorrimento infinito” e algoritmi di raccomandazione.
La giuria, composta da sette donne e cinque uomini, ha riconosciuto le aziende colpevoli di negligenza per non aver adeguatamente avvertito dei rischi legati all’utilizzo delle piattaforme, soprattutto per i minori.
Il verdetto potrebbe avere conseguenze rilevanti, aprendo la strada a nuove azioni legali contro i giganti del web. I giurati dovranno ora stabilire anche eventuali danni punitivi: i 3 milioni rappresentano infatti solo il risarcimento per i danni morali, con il 70% della somma a carico di Meta.
Per il gruppo guidato da Mark Zuckerberg si tratta dell’ennesima battuta d’arresto: poche ore prima, un’altra giuria in New Mexico aveva condannato l’azienda a pagare 375 milioni di dollari per non aver protetto adeguatamente i minori dai rischi online.
Durante il processo, Zuckerberg aveva chiesto scusa alle vittime, ammettendo le criticità nei sistemi di controllo dell’età su Instagram. Le sue dichiarazioni non hanno però convinto i giurati e l’azienda ha annunciato l’intenzione di fare ricorso.
La sentenza rafforza una nuova linea giuridica secondo cui i social network possono essere ritenuti responsabili di danni alla persona, un approccio che richiama le cause intentate in passato contro l’industria del tabacco.