Dal 3 al 12 luglio si terrà a Perugia l’Umbria Jazz, e quest’anno come manifesto ufficiale dell’edizione 2026 è stata scelta un’opera di Dario Fo, in occasione del centenario della sua nascita e dei dieci anni dalla sua scomparsa. Drammaturgo e regista influente nel panorama italiano e internazionale, è stato un artista poliedrico, che non ha mai nascosto la sua vocazione per la pittura – al contrario era proprio nei dipinti che si figurava la forza visionaria delle future scene teatrali.
Il dipinto scelto per Umbria Jazz, e concesso dalla Fondazione Fo Rame, è “La Danza Degli Zanni” realizzato nel 2013 e rappresentante una delle maschere più antiche della Commedia dell’Arte: il servo povero, che nonostante la sofferenza e lo sfruttamento, guarda il mondo con ironia ma sempre con vitalità.
Qui lo Zanni, Giovanni nel dialetto veneto, è al centro della scena festiva, circondato e accompagnato dalla musica, perché una caratteristica dell’arte di Dario Fo è proprio quella di dare voce agli ultimi.
In questo, c’è un legame piuttosto esplicito con Francesco d’Assisi, modello canonico di umiltà e povertà, a cui Dario Fo si ispirò già per la base della tela del 2013: negli archivi della Fondazione Fo Rame esiste un bozzetto facente parte della lezione-spettacolo di Dario Fo “Giotto non Giotto” del 2009 intitolato “Francesco danza e fa festa dopo la sua liberazione”, scena probabilmente collegata alla guerra tra Assisi e Perugia in cui proprio il santo fu catturato e reso prigioniero.
La scelta del dipinto non sarà l’unico omaggio all’artista scomparso: nel fermento culturale della Milano del Dopoguerra, Dario Fo si legò a figure come Enzo Jannacci, Franco Cerri ed Enrigo Intra; e sarà proprio quest’ultimo, fedele compagno di avventure, che a luglio lo celebrerà durante il Festival con un concerto, per ricordare anche il profondo legame del Maestro con la musica Jazz.