Addio a Edgar Morin, il filosofo del pensiero complesso
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Addio a Edgar Morin, il filosofo del pensiero complesso

Filosofo, sociologo e antropologo, è stato una delle figure più influenti della cultura francese contemporanea.

Addio a Edgar Morin, il filosofo del pensiero complesso
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30 Maggio 2026 - 12.25 Culture


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Si è spento all’età di 104 anni Edgar Morin, filosofo, sociologo, antropologo e protagonista di primo piano della cultura intellettuale francese contemporanea di area progressista. Autore di più di cento opere, tradotte in circa trenta lingue, Morin è stato uno dei pensatori più conosciuti dal grande pubblico, anche grazie alla sua teoria della “pensée complexe” (“pensiero complesso”), concetto che ha avuto ampia diffusione ed è stato richiamato più volte anche dal presidente francese Emmanuel Macron. 

Nato a Parigi l’8 luglio 1921 da una famiglia ebraica sefardita proveniente da Salonicco, Edgar Nahoum, questo il suo nome all’anagrafe, rimase orfano di madre a soli dieci anni. Completò gli studi presso la Sorbona, conseguendo lauree in storia e giurisprudenza. Dopo essersi avvicinato agli ambienti libertari schierati a sostegno della Repubblica durante la guerra civile spagnola, entrò nel Partito comunista francese nel 1942. Negli anni della Resistenza adottò il nome di Morin, che avrebbe continuato a utilizzare per il resto della sua vita. 

Nel 1951 fu espulso dal Partito comunista francese a causa delle sue critiche all’orientamento stalinista della leadership. Anni dopo ricordò quell’episodio definendolo “come un dolore d’infanzia, enorme e molto breve”. La separazione dal comunismo maturò poco dopo l’uscita della sua prima opera, L’An zéro de l’Allemagne, dedicata all’occupazione della Germania, esperienza vissuta in prima persona durante il servizio nell’esercito francese. Questo allontanamento si inserì in un più ampio percorso di riflessione critica che avrebbe caratterizzato l’intera sua produzione intellettuale e che trovò una delle sue espressioni più significative in Autocritique, pubblicato nel 1959. 

Entrato al “entre national de la recherche scientifique” come sociologo, Morin si dedicò a temi innovativi quali: cinema, moda, cultura di massa, il fenomeno delle star e le dinamiche della voce pubblica. Nel 1969, con La Rumeur d’Orléans, analizzò un caso che aveva profondamente scosso l’opinione pubblica francese: la diffusione di una falsa voce secondo cui i gestori di un grande magazzino avrebbero fatto scomparire alcune donne per alimentare una rete di tratta di esseri umani.

Nel 1969 dopo aver passato diversi anni in America Latina, venne mandato in California all’istituto Salk di San Diego e da lì nasce il Journal de Californie nel quale studia la regione come laboratorio della modernità. Negli anni successivi diede avvio alla sua opera più ambiziosa, La Méthode, un ciclo composto da sei volumi pubblicati tra il 1977 e il 2004: La Nature de la nature, La Vie de la vie, La Connaissance de la connaissance, Les Idées, L’Humanité de l’humanité ed Éthique. Questa vasta impresa editoriale rappresentò il punto più alto della sua riflessione sul pensiero complesso e sull’interconnessione dei fenomeni naturali, sociali e umani. 

Con La Méthode, Morin si propose di mettere in dialogo gli approcci delle scienze umane con quelli delle scienze biologiche, sostenendo una concezione del sapere fondata sull’integrazione tra discipline diverse. In questo percorso contribuì anche, insieme ai biologi Jacques Monod e François Jacob, alla fondazione del Centro internazionale di studi di biologia e antropologia fondamentale presso l’Abbazia di Royaumont.

Durante un colloquio organizzato dall’associazione per il pensiero complesso fondato da Morin nei primi anni duemila, scrive “Quando un sapere frammentario e disperso ci rende sempre più ciechi davanti ai nostri problemi fondamentali, l’intelligenza della complessità diventa un bisogno vitale per le nostre persone, le nostre culture, le nostre società”. Per Morin, la complessità, dal latino complexus, “ciò che è tessuto insieme”, era il tratto stesso della realtà, irriducibile a un unico schema di spiegazione. 

Morin si è sempre definito agnostico, arrivando talvolta a descriversi come un “incredulo radicale”. A suo giudizio, nessuna visione del mondo può rivendicare il possesso esclusivo della verità; per questo riteneva che concezioni filosofiche e religiose differenti dovessero convivere all’interno di una società caratterizzata dal pluralismo delle culture e delle civiltà. 

Nel giugno del 2002 fu al centro di un acceso dibattito dopo aver firmato, insieme a Danièle Sallenave, un articolo pubblicato su Le Monde dal titolo Israel-Palestine: le cancer, nel quale criticava la politica dello Stato di Israele nei confronti dei palestinesi. Il testo diede origine a un procedimento legale promosso da associazioni come France Israel e Avocats sans frontières. Alcuni osservatori gli contestarono inoltre di aver minimizzato il ritorno dell’antisemitismo in Francia e di sostenere una concezione del multiculturalismo considerata eccessivamente idealistica. 

Nel 2007, con la pubblicazione di L’An 1 de l’ère écologique: la terre dépend de l’homme qui dépend de la terre, Morin avviò un confronto con Nicolas Hulot sui temi della crisi ambientale e della trasformazione sociale. Al centro della riflessione vi era la proposta di una “politica di civiltà”, orientata a riportare la persona al centro dell’azione pubblica e a privilegiare la qualità della vita rispetto alla sola ricerca del benessere materiale. L’espressione ebbe una notevole risonanza nel dibattito pubblico e venne adottata per un periodo anche dal governo guidato da Nicolas Sarkozy, dal quale Morin si sarebbe successivamente allontanato. 

Nel corso degli anni Duemila, Morin rivolse la propria attenzione ai principali nodi del dibattito contemporaneo, dedicando numerose opere a temi come l’istruzione, la crisi ambientale e gli equilibri della politica internazionale. Parallelamente diede vita a una serie di volumi di confronto e dialogo con figure provenienti da ambiti diversi, tra cui Boris Cyrulnik, Jean Baudrillard, Stéphane Hessel, François Hollande e Tariq Ramadan. In seguito alle accuse di stupro rivolte a Ramadan, Morin scelse di non intervenire pubblicamente sulla vicenda, mantenendo una posizione di riserbo rispetto al caso.

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