Arbitro somalo respinto dagli USA: sfuma il sogno Mondiale
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Arbitro somalo respinto dagli USA: sfuma il sogno Mondiale

Omar Abdulkadir Artan, tra i migliori direttori di gara africani, fermato all’ingresso negli Stati Uniti nonostante il passaporto diplomatico.

Arbitro somalo respinto dagli USA: sfuma il sogno Mondiale
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12 Giugno 2026 - 17.41 Culture


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di Enea Russo

Il Mondiale di calcio 2026 sta già regalando i suoi primi scandali e uno dei casi più clamorosi riguarda proprio l’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, al quale è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti. A causa delle rigide politiche migratorie dell’amministrazione Trump, la Somalia è infatti uno dei 39 Paesi colpiti dal divieto di viaggio imposto dal presidente statunitense. Queste restrizioni non hanno permesso ad Artan di partecipare all’evento più importante del calcio mondiale e, forse, della sua vita.

L’arbitro somalo aveva raggiunto la Florida come uno dei 52 direttori di gara selezionati per il Mondiale. Atterrato a Miami, nonostante fosse in possesso di un passaporto diplomatico, Artan è stato sottoposto a ulteriori controlli. Dopo un interrogatorio durato 11 ore, è stato rinchiuso in una cella e infine rimpatriato.

Artan, nominato miglior arbitro africano nel 2025, era stato scelto dalla Confederazione Africana di Calcio per dirigere alcune partite della Coppa del Mondo. Tuttavia, il torneo si disputa anche negli Stati Uniti, dove governa Donald Trump, che in passato non ha esitato ad assumere posizioni molto dure nei confronti degli immigrati proveniente dalla Somalia. A complicare ulteriormente la situazione è stato un caso di omonimia con un leader del gruppo terroristico Al-Shabaab, organizzazione che controlla una parte del territorio somalo.

Al New York Times, Artan ha raccontato ciò che gli è accaduto: “Sono semplicemente un arbitro che sta cercando di vivere il suo sogno, il più grande sogno della mia vita: partecipare ai Mondiali. Avevo tutti i documenti in regola, eppure sono stato interrogato per ore, rinchiuso in una cella e poi espulso. Credo che abbiano un problema con il mio Paese”. Ha poi aggiunto: “Mi hanno chiesto più volte se avessi mai incontrato rappresentanti di Al-Shabaab. Ho spiegato loro che non sapevo nulla di questo gruppo militare e che ero negli Stati Uniti soltanto per svolgere al meglio il mio lavoro di arbitro”.

Costretto a lasciare il Mondiale, Artan è tornato in patria, dove è stato accolto come un eroe e sostenuto dal proprio popolo. Pur non potendo partecipare alla Coppa del Mondo, ha comunque vissuto le emozioni che provoca il torneo attraverso l’affetto e il sostegno dei suoi connazionali. Una rivincita personale dopo il respingimento subito negli Stati Uniti e il mancato intervento della FIFA, che non si è opposta alla decisione delle autorità statunitensi.

“Sarò presente ai prossimi Mondiali e continuerò a rendere orgogliosa la Somalia. Nonostante ciò che mi è successo, non mi lascerò scoraggiare”, ha dichiarato Artan ai giornalisti presenti.

Questa è solo una delle situazioni che si sono verificate anche per altri Paesi. In particolare, l’Iran ha riscontrato difficoltà nell’ingresso negli Stati Uniti a causa delle rigide politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Alla nazionale iraniana è stato concesso il permesso di entrare negli Stati Uniti soltanto il giorno prima della partita, mentre alcuni membri dello staff tecnico e anche diversi giornalisti non possono ancora entrare nel Paese.

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