Sono più di 50 mila le persone ancora disperse in Venezuela dopo i terremoti tra mercoledì e giovedì. È un sito web venezuelano a riportare gli aggiornamenti circa i propri cari scomparsi, con l’obiettivo di fare rete per aiutare le operazioni di soccorso in tutto il paese. A La Guaira il numero di squadre di soccorso è però basso e queste non possiedono le attrezzature necessarie a salvare le persone in pericolo. A sostenerlo sono i parenti delle persone ancora sotto le macerie.
Sono diversi coloro che si sono uniti a vigili del fuoco e volontari; molti parlavano con i loro cari, intrappolati in uno stato tra la vita e la morte. Raccontano che, con il passare del tempo, alcune voci sono scomparse. “Mia moglie non ce l’ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono riuscito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata. So che è rimasta nuda, vorrei raggiungerla, almeno per coprire il suo corpo”. Queste le parole di un uomo, esausto dal dolore.
3000 gli italiani che vivono nella zona vicino all’epicentro del terremoto, cifra che sale a 65 mila se consideriamo l’intera zona colpita. Maria Teresa Del Re, consigliera dell’Unità di crisi della Farnesina che seguirà la missione italiana in Venezuela, ha raccontato: “C’è una situazione complicata, le operazioni di ricerca e soccorso vanno avanti lentamente. Sia l’unità di crisi che il consolato stanno ricevendo da ieri numerose telefonate da parte di nostri connazionali che vivono lì. Si tratta di una situazione molto fluida”. È lei a confermare la morte di una persona italo-venezuelana, senza però escludere che ci possano essere altre vittime “vista l’entità del terremoto”.
Un distaccamento militare statunitense è arrivato venerdì a Caracas per “coordinare” i sostegni americani alle vittime, ha affermato l’esercito americano. A oggi si contano più di 70mila famiglie senza un tetto: queste le parole del ministro dell’Interno alla tv pubblica, che ha sottolineato come a La Guaira siano crollate 100 strutture. Caraballeda e Catia La Mar sono le aree più colpite. Il ministro della Salute ha sostenuto che i feriti siano 4.300.
Una donna è stata ritrovata viva nelle macerie di un edificio crollato a La Guaira dopo circa 36 ore dal sisma: “Quando è iniziato il terremoto, mi sono aggrappata con tutte le mie forze allo stipite della porta così forte che mi sono rotta un dito”, dice in un video trasmesso dalla Bbc. Poco dopo esser stata salvata, la donna ha rivelato che, per salvarsi, si è aggrappata allo stipite della porta “finché tutti i piani non sono crollati”.