La Stele della Ienca a Susanna Tamaro, un premio tra letteratura, memoria e futuro
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La Stele della Ienca a Susanna Tamaro, un premio tra letteratura, memoria e futuro

Il riconoscimento celebra il successo internazionale dell'autrice, il suo rapporto con l'Abruzzo e la riflessione sul valore della scrittura.

La Stele della Ienca a Susanna Tamaro, un premio tra letteratura, memoria e futuro
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2 Agosto 2026 - 18.33 Culture


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Di Silvia Marchi

C’è una differenza sostanziale tra un riconoscimento che certifica un successo e uno che racconta la storia di una persona. Il conferimento del premio La Stele della Ienca a Susanna Tamaro appartiene alla seconda categoria. Nel riconoscimento dedicato a San Giovanni Paolo II si intrecciano infatti alcuni dei fili che hanno segnato il percorso umano e letterario dell’autrice: il legame con l’Abruzzo, il ricordo del Pontefice e una visione della scrittura che, ancora oggi, la porta a difendere la lentezza della carta anche nell’epoca della velocità.

L’autrice del bestseller Va’ dove ti porta il cuore è stata premiata oggi nell’area del Santuario di San Pietro della Ienca, borgo ai piedi del Gran Sasso e poco distante dalla frazione aquilana di Assergi. Nonostante l’assenza, dovuta a motivi di salute, Tamaro ha voluto dimostrare la sua gratitudine attraverso un videomessaggio. Il riconoscimento è stato assegnato alla scrittrice per i suoi straordinari successi letterari internazionali e per aver scelto di ambientare parte di quel celebre racconto proprio nella città dell’Aquila. Pubblicato nel 1994, Va’ dove ti porta il cuore divenne uno dei più grandi successi della narrativa italiana contemporanea: tradotto in 46 lingue, il romanzo portò il nome di Tamaro ben oltre i confini nazionali con più di 16 milioni di copie vendute..

Per la scrittrice, tuttavia, questo riconoscimento assume un valore che va oltre il dato letterario, non solo per il rapporto con il territorio, che ha definito la sua “regione del cuore”, ma anche per il legame personale con Papa Wojtyła, che amava ritirarsi tra quelle stesse montagne e che lei ricorda con affetto: “Ho avuto la fortuna di conoscerlo, e unire queste due cose per me è molto bello. Di lui abbiamo nostalgia: del suo coraggio e della sua capacità di parlare con chiarezza. La sua santità manca a questi tempi”.

Il legame con la memoria e con il valore della parola attraversa anche le riflessioni della scrittrice sul presente. Nel corso dell’intervista, Tamaro ha infatti rivolto lo sguardo ai cambiamenti introdotti dalla tecnologia e al rapporto tra intelligenza artificiale e scrittura: “Risponde con estrema gentilezza e affetto. Una persona sola, un bambino o un anziano potrebbero convincersi di avere davvero un amico”. La scrittrice ha poi evidenziato il rischio di una perdita di orientamento nel rapporto con la realtà: “Ormai non sappiamo più che cosa sia vero e che cosa non lo sia, e questo crea smarrimento. Anche per questo io continuo a scrivere a mano”.

Questa attenzione al valore della parola si riflette nel rapporto con i lettori e con il proprio lavoro. Ripensando al successo, la scrittrice ha spiegato: “La cosa più importante è l’amore dei lettori, rimasti fedeli nel tempo. Non ho mai scritto un libro tanto per farlo o soltanto perché avevo un contratto”. Dopo il successo ottenuto con il bestseller e di fronte alle proposte economiche ricevute negli anni successivi, Tamaro ha raccontato di aver sempre difeso la propria idea di scrittura: “Dicevo agli editori: vendo libri, non la mia anima. Non potevo essere costretta a cercare di ripetere quella fortuna”. 

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