Cemento al posto del bosco a Marco Simone: dopo l'ANVA, il CRA smonta l'autorizzazione comunale
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Cemento al posto del bosco a Marco Simone: dopo l'ANVA, il CRA smonta l'autorizzazione comunale

Al centro della polemica l'autorizzazione del Comune di Guidonia Montecelio che ha permesso l'abbattimento di un querce ultradecennali ripariali a Marco Simone per far posto a quattro ville. L'area declassata a semplice filare, ma invece per la legge è un bosco.

Cemento al posto del bosco a Marco Simone: dopo l'ANVA, il CRA smonta l'autorizzazione comunale
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22 Ottobre 2026 - 15.19


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di Giuliano Santoboni

A Marco Simone la scure del cemento ha colpito ancora, cancellando d’un tratto un polmone verde prezioso. Ma questa volta, a denunciare il caso, non c’è solo l’indignazione dei residenti e la prima denuncia pubblica lanciata due settimane fa dall’ANVA (Associazione Naturalistica Valle dell’Aniene). Sul piede di guerra è sceso ora anche il CRA (Comitato per il Risanamento Ambientale), che con una dettagliata e puntuale analisi ha smontato pezzo per pezzo le motivazioni alla base dell’autorizzazione, portando alla luce incongruenze e contraddizioni inaccettabili.

La vicenda si consuma in un’area privata compresa tra via Tacito e via Tito Livio, nel quartiere di Laghetto-Marco Simone, dove sorgeranno quattro nuove ville. Un progetto edilizio che ha richiesto, per essere realizzato, l’abbattimento di imponenti alberature storiche e la gestione a dir poco discutibile di un corso d’acqua.

La metamorfosi burocratica: il bosco che diventa “filare”

Il nodo centrale sollevato dal CRA riguarda il modo in cui un vero e proprio bosco ripariale – radicato lungo il fosso da decenni come dimostrano le immagini satellitari e le mappe storiche fin dal 1954 – sia stato magicamente declassato.

Attraverso una perizia di parte e i successivi passaggi negli uffici comunali, l’area è stata ridefinita non più come bosco, ma come un semplice «filare di alberi artificiale». Un artificio burocratico secondo il CRA. Carte alla mano, il comitato ambientalista evidenzia come l’area rispettasse pienamente i requisiti statali di tutela forestale (superiore ai 2.000 metri quadrati con capacità di autorigenerazione), ma sia stata “sterilizzata” sulla carta per spianare la strada ai cantieri e alla colata di cemento.

I volontari ANVA hanno prelevato le ghiande degli alberi abbattuti con l’obiettivo di ripiantarle

Non solo alberi tagliati: il giallo dell’intubamento del fosso

La gravità della situazione non si ferma alla distruzione delle querce e della vegetazione circostante. Nel mirino del CRA c’è anche un altro aspetto chiave dell’intervento, la decisione di intubare il fosso che attraversa il lotto.

Negli atti autorizzativi, il corso d’acqua viene liquidato sbrigativamente come un presunto “scarico fognario a cielo aperto”. Un’etichetta gravissima, sottolinea il comitato, che ribalta le responsabilità: invece di individuare e sanzionare eventuali sversamenti abusivi per risanare il corso d’acqua, si sceglie la scorciatoia di tombarlo e nasconderlo alla vista, dimenticando che quel fosso raccoglie le acque meteoriche della valle, alimenta il bacino protetto del Fosso dell’Inviolata e scarica infine nel fiume Aniene. Interrare e cementificare un canale naturale senza adeguate verifiche sul rischio idraulico significa esporre il quartiere a seri pericoli in occasione di forti piogge.

La ricerca delle responsabilità

In un territorio martoriato da ogni possibile sciagura ambientale, quanto accaduto a Marco Simone lascia senza parole. La rapida e spietata esecuzione del taglio degli alberi e la copertura dei canali naturali raccontano di un territorio in cui la speculazione edilizia sembra avere la meglio sulla cura e sulla salvaguardia ecologica.

Il dossier dettagliato del CRA è stato ora trasmesso alle autorità competenti – dai Carabinieri Forestali alla Procura della Repubblica, fino alla Regione Lazio – con la richiesta di verificare la regolarità degli atti e valutare interventi di ripristino.

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