Dargen D'amico manda una lettera al "presidente"
Top

Dargen D'amico manda una lettera al "presidente"

Ha affiancato Pupo in una versione intensa di 'Su di noi', trasformando una ballata romantica in qualcosa di completamente diverso. Non uno scontro, ma una convivenza sul palco. La musica che tiene insieme differenze, ambiguità, persino contraddizioni.

Dargen D'amico manda una lettera al "presidente"
Preroll

redazione Modifica articolo

28 Febbraio 2026 - 00.26 Culture


ATF

di Enea Russo

Eppure, ha funzionato. Dargen D’Amico ha affiancato Pupo in una versione intensa di Su di noi, trasformando una ballata romantica in qualcosa di completamente diverso. Sul palco del Festival di Sanremo è andato in scena uno dei pochi momenti spiazzanti di questa edizione. L’operazione non era semplice perché si trattava di prendere un classico popolare, cantato da generazioni, e innestarci sopra, rappando, Le Déserteur, conosciuta in Italia come Il disertore, una canzone francese di protesta e rifiuto verso la guerra, composta da Boris Vian nel 1954 e usata da diverse generazioni specialmente durante la guerra del Vietnam.

Il contrasto tra la melodia rassicurante di Su di noi e le barre di Dargen ha creato una frattura emotiva. L’interpretazione partiva con il coro che intonava il canto ebraico Gam Gam di Elie Botbol, famoso da quando è stato inserita nella colonna sonora del film Jona che visse nella balena” curata da Ennio Morricone. Poi Dargen infilava quelle parole di giovani mandati al fronte, di chi sceglie di non obbedire al presidente. Il disertore evocato nel suo testo non era solo una figura narrativa e veniva facile pensare al presidente della Federazione Russa.

Ha colpito l’effetto scenico e simbolico di avere accanto proprio Pupo che negli ultimi anni è stato più volte accusato di simpatie putiniane e di rapporti cordiali con ambienti vicini al Cremlino. Vederlo lì, fianco a fianco con un artista che in quel momento stava costruendo un piccolo inno contro la guerra e contro l’autoritarismo, ha aggiunto un livello ulteriore di lettura. Non uno scontro, ma una convivenza sul palco. La musica che tiene insieme differenze, ambiguità, persino contraddizioni.

È ormai consueto che a Sanremo è quasi una regola non scritta quella di evocare senza nominare, suggerire senza dire. Dargen così ha scelto la strada dell’ironia amara, dell’allusione. Né Ucraina né Gaza. Nessun elenco di colpe, nessuna bandiera sventolata. Nonostante, ciò il messaggio è arrivato chiarissimo. La performance si conclude con due frasi molto forti: una di Charlie Chaplin nel film Il Grande Dittatore “Più che macchinari ci serve umanità” e di Papa Francesco: “Ci vuole buona volontà. Non rassegniamoci alla guerra”. E la luce di pacifista si è accesa anche su Pupo.

Native

Articoli correlati