Cresce l'uso dell'IA per cercare informazioni e diminuisce per la creazione di contenuti
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Cresce l'uso dell'IA per cercare informazioni e diminuisce per la creazione di contenuti

Il rapporto Reuters registra un aumento dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per approfondire le notizie. Solo il 12% accetta contenuti interamente generati dall’IA.

Cresce l'uso dell'IA per cercare informazioni e diminuisce per la creazione di contenuti
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1 Novembre 2026 - 18.37 Culture


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L’intelligenza artificiale viene utilizzata sempre più per cercare informazioni e sempre meno per creare contenuti. L’impiego più diffuso consiste nel cercare informazioni su un argomento o nel chiedere direttamente un consiglio: si tratta, quindi, di un utilizzo legato all’approfondimento e alla ricerca. La percentuale è passata dal 3% del 2024 al 6% del 2025, fino a raggiungere il 9% nel 2026. Solo il 12% delle persone si sente a proprio agio all’idea che le redazioni utilizzino l’IA. È quanto emerge dal terzo rapporto annuale sull’intelligenza artificiale generativa del Reuters Institute. Il rapporto si basa su un’indagine online condotta tra agosto e settembre 2026 in nove Paesi: Argentina, Australia, Danimarca, Finlandia, Francia, Giappone, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti.

In linea generale, secondo l’indagine, l’utilizzo dell’IA generativa per reperire informazioni è passato dall’11% nel 2024 al 24% nel 2025, fino a raggiungere il 38% nel 2026. Le attività principali sono la ricerca di informazioni (24%), la richiesta di consigli (20%), la ricerca di nuove idee (14%) e la sintesi di testi (13%). ChatGPT continua a essere lo strumento di IA più utilizzato, seguito da Gemini, Copilot e Claude. I giovani sono la categoria che ricorre maggiormente a questa nuova tecnologia, ma il suo impiego è molto diffuso anche tra coloro che lavorano in determinati settori professionali.

Il rapporto dedica poi un capitolo all’IA generativa e al giornalismo, un tema già affrontato, almeno in parte, da un’altra analisi del Reuters Institute, pubblicata nel febbraio 2026. Quest’ultima ha stimato che, per effetto dei riassunti generati dall’intelligenza artificiale, il traffico internet verso i siti diminuirà del 43% nell’arco di tre anni.

La nuova indagine si concentra soprattutto sulle opinioni degli utilizzatori dell’IA e sulle modalità con cui questa tecnologia viene impiegata nell’ambito dell’informazione e del giornalismo. Emerge che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per accedere alle notizie rimane un’attività di nicchia, seppure in crescita, e si attesta intorno al 9%. L’attività più frequente è «porre domande di approfondimento su una storia» (49%), seguita da «ricevere gli ultimi aggiornamenti» (46%), «trovare una fonte di notizie» (39%) e «riassumere una storia» (38%).

Gli utenti, tuttavia, non vedono di buon occhio l’utilizzo dell’IA nelle redazioni: solo il 12% dichiara di sentirsi molto o abbastanza a proprio agio con notizie create interamente dall’intelligenza artificiale. La percentuale sale al 19% quando è prevista una forma di supervisione umana. Il dato è rimasto pressoché invariato rispetto al 2024.

L’intelligenza artificiale viene invece utilizzata maggiormente per attività come la traduzione e la correzione grammaticale. In sei Paesi, prevale l’opinione secondo cui l’IA renderà la produzione di notizie più economica (+34 punti percentuali di differenza tra chi prevede una diminuzione dei costi e chi ne prevede un aumento) e più aggiornata (+19 punti percentuali), ma anche meno trasparente (-10 punti percentuali) e meno affidabile (-17 punti percentuali).

«Il dato più evidente è che diverse forme di intelligenza artificiale generativa stanno diventando intermediari dell’informazione sempre più rilevanti, sia quando vengono utilizzate intenzionalmente sia quando il loro impiego è accidentale», spiegano gli autori del rapporto, Felix M. Simon, Rasmus Kleis Nielsen e Richard Fletcher. «Tra le possibili conseguenze vi sono una riduzione del traffico proveniente dai motori di ricerca e una crescente tendenza del pubblico a rivolgersi ai sistemi di IA anziché ai motori di ricerca stessi. Per la maggior parte degli editori, in questo contesto in continua evoluzione, aspetti come la visibilità, il brand e la monetizzazione stanno diventando sempre più complessi da gestire. Si tratta, in sostanza, di consolidare la propria credibilità».

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