Per il Campo Largo è la notte prima degli esami
Top

Per il Campo Largo è la notte prima degli esami

Al Teatro Brancaccio il centrosinistra mette in scena una prova di convivenza, ma le distanze su fisco, politica estera e programma restano tutte da colmare. L’intesa va trovata entro novembre: non basta essere seduti allo stesso tavolo, bisogna anche decidere a che cosa rinunciare.

Per il Campo Largo è la notte prima degli esami
Riccardo Magi, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Maria Elena Boschi e Maurizio Landini durante l’Assemblea di programma della Cgil al Teatro Brancaccio, Roma, Giovedì 5 novembre 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Riccardo Magi, Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Maria Elena Boschi and Maurizio Landini during the Cgil trade union program assembly at the Teatro Brancaccio, Rome, Thursday, November, 5, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)
Preroll

Modifica articolo

7 Novembre 2026 - 12.51 Culture


ATF

La fotografia scattata al Teatro Brancaccio, con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi e Maria Elena Boschi, restituisce plasticamente la metamorfosi del centrosinistra. A fare da padrone di casa, e quasi da garante d’aula di questa inedita convivenza, c’è il segretario della Cgil Maurizio Landini.

C’è poi un dettaglio che merita attenzione. Alle spalle dei protagonisti campeggia la scritta “Il Futuro è Adesso”. Uno slogan che, considerata la fragilità dell’intesa, assume quasi il valore di un auspicio più che di una certezza. E c’è anche un’assenza che finisce per diventare presenza: Matteo Renzi, fuori dall’inquadratura, ma evocato dalla partecipazione di Maria Elena Boschi. Una sorta di ghost politico, che aleggia sulla fotografia senza comparire. I sorrisi sono misurati, le distanze prudentemente rispettate, le posture quelle di chi sta sperimentando una convivenza ancora tutta da verificare. Più che l’immagine di una coalizione, sembra il fermo immagine di una tregua.

Intanto si è sistemato l’arredamento politico. Ecco, almeno questo problema è stato risolto. Il centrosinistra è riuscito a mettere tutti nella stessa stanza e nella stessa fotografia. Non è un risultato irrilevante, considerata la storia recente dei rapporti tra i suoi protagonisti. Ma una coalizione che aspira a governare un Paese non è un salotto dove ciascuno porta le proprie idee, le espone sul tavolo e poi le riporta a casa senza che nessuno le abbia toccate. È un luogo nel quale si dovrebbe decidere anche a che cosa rinunciare. E qui comincia, anzi continua, la difficoltà.

Si racconta che al Brancaccio si sia parlato di lavoro, salari, sanità, fisco, diritti, servizi ed equità. Incoraggiante, ma quando si passa a stabilire ciò che si vuole fare e come farlo, la musica cambia. La tassazione delle grandi ricchezze, per esempio, torna a essere una questione delicata. Per alcuni è una misura di giustizia sociale, per altri un terreno scivoloso, per altri ancora un argomento da maneggiare con prudenza, possibilmente senza lasciare impronte. E così il Campo Largo scopre che allargare il perimetro è più semplice che trovare una linea comune. La patrimoniale, del resto, ha un difetto politico non trascurabile in quanto costringe a prendere posizione.

C’è poi ciò di cui si è parlato poco, o si è preferito lasciare sullo sfondo. L’Ucraina, le armi, la politica estera. Questioni tutt’altro che marginali per chi si propone come alternativa alla guida di un Paese che appartiene all’Unione europea e alla Nato. Certo, non è che dall’altra parte del campo le cose vadano necessariamente meglio visto che anche nel governo Meloni la convivenza con la Lega, soprattutto sui temi internazionali e sul sostegno a Kiev, presenta da tempo le sue complicazioni. Ma lì il problema è antico, conosciuto, in qualche modo metabolizzato e persino entrato nella normale contabilità delle divergenze di maggioranza.

Nel Campo Largo, invece, le differenze devono ancora trovare una collocazione, una misura e soprattutto un modo per non trasformarsi in un problema ogni volta che si apre bocca. Il compromesso sembra avere assunto una funzione singolare che è quella di evitare che qualcuno debba rinunciare a qualcosa, più che trovare una sintesi. Si continua a concordare ciò su cui si è già d’accordo, si accantona ciò che divide, si rimanda ciò che imbarazza. L’obiettivo comune di battere la destra è legittimo, ma non può essere l’unico collante se non si vuole trasformare una coalizione in un condominio nel quale tutti sono d’accordo sulla necessità di cambiare amministratore, ma nessuno sulla suddivisione delle quote.

Il Campo Largo, insomma, si sta allargando. Resta da capire se si stia allargando una prospettiva politica o soltanto il perimetro delle ambizioni personali. Perché una fotografia di gruppo non dice nulla su quello che accadrà quando, finiti i sorrisi e spente le luci, qualcuno dovrà finalmente pronunciare la parola più difficile del vocabolario politico: scegliere. Possibilmente prima del 30 novembre, giorno degli esami.

Native

Articoli correlati