Dal 10 ottobre 2026 al 17 gennaio 2027, i Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia ospitano “Gregory Crewdson. Eveningside”, un’imponente mostra dedicata all’opera del celebre fotografo statunitense. Curata da Jean-Charles Vergne e realizzata in collaborazione con Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, l’esposizione riunisce in un unico percorso narrativo la trilogia fotografica a cui l’artista ha lavorato nell’arco di un intero decennio. Un percorso visivo che comprende le serie Cathedral of the Pines (2012-2014), An Eclipse of Moths (2018-2019) e la più recente Eveningside, offrendo una panoramica completa sulla maturità espressiva di uno dei maestri della fotografia contemporanea. Nato da una committenza originale delle Gallerie d’Italia – Torino nell’ottobre 2022, nell’ambito delle Travelling Exhibition del museo, il progetto ha intrapreso negli anni un articolato itinerario internazionale, approdando ora a Reggio Emilia per la sua sesta tappa europea.
Il percorso espositivo si concentra sul decennio 2012-2022, particolarmente significativo per la ricerca di Crewdson. Attraverso le tre serie che compongono la trilogia – Cathedral of the Pines, An Eclipse of Moths ed Eveningside – emerge il progressivo intreccio tra dimensione intima, riflessione politica e osservazione della società.
Gregory Crewdson, nato nel 1962 a Brooklyn, New York, vive e lavora tra la metropoli e il Massachusetts. Formatosi alla SUNY Purchase e alla Yale School of Art di New Haven, ricopre oggi il ruolo di professore e direttore degli studi universitari in fotografia presso lo stesso ateneo di Yale. Il suo percorso artistico lo ha portato a esporre nelle più importanti istituzioni museali del mondo, tra cui il Metropolitan Museum of Art, il MoMA, il Whitney Museum e il Guggenheim di New York, il Los Angeles County Museum of Art, il San Francisco Museum of Modern Art, l’Art Institute di Chicago e la National Gallery of Victoria a Melbourne.
L’universo visivo di Crewdson occupa uno spazio singolare tra fotografia, cinema e pittura. Le sue immagini sono interamente costruite: luoghi, set, oggetti, figure e ogni elemento della scena vengono scelti e controllati con estrema precisione, fino a creare all’interno dell’inquadratura un mondo autonomo. La luce ha un ruolo centrale in questo processo: studiata e costruita con un’attenzione quasi cinematografica, definisce gli spazi, isola le figure e contribuisce a creare quell’atmosfera sospesa e straniante che rende immediatamente riconoscibili le sue immagini. Eppure, dietro questa costruzione, rimangono luoghi reali, in particolare quelli delle piccole città del Massachusetts occidentale, che diventano protagonisti tanto quanto le figure che li abitano. Strade, case, foreste, parcheggi, negozi e aree industriali si trasformano in scenari sospesi, simili a fotogrammi di film inesistenti, nei quali non è mai del tutto chiaro che cosa sia accaduto prima o che cosa accadrà dopo.
La trilogia permette di seguire l’evoluzione di questo universo visivo e concettuale. Cathedral of the Pines, realizzata a Becket, il luogo dell’infanzia dell’artista, rappresenta il momento più intimo della ricerca, concentrato sulla famiglia, sulla memoria e sull’idea di rifugio. Con An Eclipse of Moths, realizzata a Pittsfield, la dimensione si amplia e il paesaggio segnato dal declino industriale diventa il ritratto di una società frammentata. In Eveningside, infine, Crewdson porta lo sguardo verso la vita quotidiana e i luoghi di lavoro, interrogandosi sul modo in cui le persone convivono e costruiscono una società.
L’elemento di particolare interesse della mostra risiede nella possibilità di seguire l’evoluzione formale e concettuale della ricerca di Crewdson. Se nelle prime due serie della trilogia l’artista esplora paesaggi boschivi, radure isolate e ampi scenari post-industriali, attraversati da solitudine e mistero, Eveningside segna uno scarto significativo. Alle foreste remote e quasi perturbanti di Cathedral of the Pines e ai vasti paesaggi segnati dal declino industriale di An Eclipse of Moths si sostituisce una maggiore prossimità alla vita quotidiana: il punto di osservazione si avvicina alle persone e ai luoghi di lavoro, agli ambienti commerciali e agli spazi ordinari della città. La trilogia può così essere letta come un percorso che dall’intimità passa attraverso la politica e approda alla dimensione sociale, senza che queste tre dimensioni smettano mai di intrecciarsi.
In Eveningside l’artista costruisce una città immaginaria a partire da diverse città reali e concentra lo sguardo sui soggetti e sugli spazi della quotidianità. Negozi, portici, strade, luoghi di lavoro e spazi di passaggio diventano teatri silenziosi, popolati da figure isolate o immerse nella contemplazione. Avvicinando il proprio punto di osservazione ai soggetti e impiegando per la prima volta una tavolozza rigorosamente monocromatica, l’artista costruisce una grammatica visiva di straordinaria densità. Il sapiente equilibrio tra luce e ombra e il ricorso a effetti atmosferici artificiali – nebbia, pioggia, fumo e foschia – contribuiscono a creare un’atmosfera d’impronta gotica, vicina alle suggestioni del cinema classico e del film noir. Anche gli scorci più ordinari acquistano così una dimensione drammatica e straniante, trasformandosi in vere e proprie quinte cinematografiche.
Elemento centrale del progetto è la possibilità di riconoscere, attraverso il percorso espositivo, una rete di echi che attraversa le fotografie. Gli stessi luoghi, le persone, gli oggetti, le automobili, le case, le finestre e i giochi di luce ritornano da un’immagine all’altra e talvolta da una serie alla successiva. Queste ripetizioni rendono visibile un tema fondamentale della ricerca di Crewdson: il tempo. Se ogni fotografia appare inizialmente immobile e congelata, l’accostamento delle immagini rivela una durata: i bambini crescono, gli adulti invecchiano, i luoghi cambiano lentamente. La mostra invita così lo spettatore non soltanto a confrontarsi con la forza delle singole fotografie, ma anche a cogliere le connessioni che si sviluppano tra esse. Nel loro insieme, le tre serie raccontano dunque l’evoluzione di un universo estremamente coerente, nel quale bellezza e inquietudine convivono e in cui la dimensione personale, la fragilità individuale e le trasformazioni della società si riflettono continuamente l’una nell’altra. Un mondo così riconoscibile da poter essere definito, nelle parole del curatore, “crewdsoniano”: un nuovo modo di guardare la realtà.
A completare il percorso espositivo sarà la proiezione di Making Eveningside, il film che documenta la complessa macchina produttiva che precede la realizzazione delle fotografie. Il documentario permette di entrare nel dietro le quinte della serie e di comprendere quanto ogni immagine sia il risultato di un processo corale e meticolosamente costruito: dalla scelta dei luoghi alla trasformazione dei set, dalla disposizione degli oggetti alla costruzione della luce, fino alla presenza della troupe e alla fase finale di post-produzione. Un’occasione per vedere da vicino ciò che nelle fotografie rimane invisibile e per comprendere come Crewdson riesca a trasformare luoghi ordinari in immagini di straordinaria intensità.
Nel loro insieme, le tre serie restituiscono la straordinaria coerenza di un universo nel quale fotografia, cinema e pittura si incontrano e in cui bellezza e inquietudine convivono costantemente. Attraverso luoghi, figure e situazioni apparentemente familiari, Crewdson costruisce immagini sospese che interrogano il tempo, la solitudine, i rapporti tra gli individui e il modo in cui abitiamo gli spazi che ci circondano. È proprio questa tensione tra ciò che riconosciamo e ciò che resta misterioso a rendere le sue fotografie così coinvolgenti: immagini che sembrano raccontare una storia, lasciando però allo spettatore la libertà di immaginare quale sia.
La Fondazione Palazzo Magnani, da sempre attenta ai bisogni, alle aspettative e alla soddisfazione del proprio pubblico, ha previsto anche per questa mostra una serie di strumenti pensati per garantire la più ampia accessibilità possibile. Tra questi figurano la traduzione di alcuni contenuti della mostra in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), realizzata in collaborazione con STRADE/Consorzio Oscar Romero nell’ambito del progetto Reggio Emilia Città Senza Barriere, e una guida a cura de “Gli Indomiti”, progetto editoriale creato da “Il Giardino del Baobab APS”. Sono inoltre previsti percorsi rivolti agli operatori dei servizi alla persona e alle persone fragili. Prosegue anche l’attenzione della Fondazione nei confronti dei più piccoli, con l’organizzazione di visite e laboratori a loro dedicati, oltre alla redazione di didascalie e di una mappa della mostra utili alla fruizione autonoma del percorso. Sono infine previste attività educative per scuole, famiglie e gruppi di visitatori.
Ad accompagnare la mostra, la Fondazione proporrà inoltre un programma di incontri e approfondimenti dedicato ai temi sociali, culturali e politici che attraversano l’universo di Crewdson. A partire dalle immagini dell’artista, gli appuntamenti offriranno l’occasione per interrogarsi sul sogno americano e sulle sue trasformazioni. Un programma pensato per mettere in dialogo la fotografia con la storia e l’attualità, ampliando lo sguardo dalle singole immagini ai contesti e alle questioni che esse evocano.